Giuseppe Conte archivia il rapporto con Beppe Grillo, ma gli riconosce ancora un ruolo centrale nella storia del Movimento: “Dopo gli insulti che mi ha rivolto, non ci sono più rapporti. Anche se per me resta il fondatore”, dice in un’intervista al ‘Corriere della sera’. Conte racconta di non avere avuto per anni un partito di riferimento e di non avere votato il Movimento 5 Stelle fino al 2018. Dice di avere guardato con interesse alla sinistra democristiana di Ciriaco De Mita e di avere votato anche il Partito Radicale.
Secondo Conte oggi il M5S ha definito con ‘Nov’” una propria identità politica più chiara e progressista. Il leader pentastellato indica come obiettivo la lotta alle disuguaglianze e ai grandi poteri economici e finanziari: “Vogliamo aiutare l’economia reale e colpire quella finanziaria che si arricchisce parassitariamente”.
Alleanze
Conte spiega che il rapporto con il Partito democratico resta aperto, ma non automatico: “L’alleanza non è un prerequisito, è un mezzo”, sostiene. Con il Pd, aggiunge, esistono già le basi di un programma comune e il confronto “è a buon punto”. Il leader del M5S si dice disponibile anche a primarie di coalizione, pur ammettendo che non fanno parte della tradizione del Movimento. Le considera però uno strumento utile, a patto che prima venga definito un programma condiviso.
Conte apre anche a Matteo Renzi, purché condivida il programma e offra “garanzie di affidabilità”. Ma torna ad accusarlo per la caduta del suo Governo, attribuita a “ambienti finanziari interni e stranieri”. Secondo Conte, Mario Draghi si sarebbe mosso per un cambio di governo già prima della crisi aperta da Renzi.
Fronte internazionale
Conte attacca poi Giorgia Meloni per il rapporto con Donald Trump. A suo giudizio, il Premier avrebbe mostrato troppa disponibilità verso il Presidente americano. Conte racconta di avere incontrato l’inviato speciale di Trump, Paolo Zampolli, per chiedergli di riferire al Tycoon che stava “accumulando errori su errori”. Respinge poi le accuse di essere filorusso. Conte ricorda di avere condannato fin dall’inizio l’aggressione di Vladimir Putin contro l’Ucraina e di avere sostenuto le sanzioni contro Mosca. Ma critica chi ha puntato soltanto sulla sconfitta militare della Russia e insiste sulla necessità di riaprire la strada della diplomazia e, in prospettiva, di tornare a comprare gas russo.





