Denis Sassou-N’Guesso ha prestato giuramento per il suo quinto mandato alla guida della Repubblica del Congo, consolidando un potere che dura da decenni e che continua a suscitare reazioni contrastanti dentro e fuori dal Paese. La cerimonia, svoltasi a Brazzaville alla presenza di delegazioni regionali, è stata presentata dai media statali come la conferma della “stabilità istituzionale”, mentre osservatori internazionali hanno ricordato le contestazioni che hanno accompagnato il processo elettorale. Il presidente ha promesso di guidare il Paese verso una fase di “rinnovamento economico e coesione nazionale”, in un contesto segnato da difficoltà strutturali: crescita debole, forte dipendenza dal petrolio e tensioni sociali alimentate dall’aumento del costo della vita. Le opposizioni, che avevano denunciato irregolarità e limitazioni alla partecipazione politica, hanno definito il nuovo mandato una “occasione mancata” per avviare un percorso di apertura democratica. Sul piano regionale, diversi leader africani hanno salutato la continuità politica come un fattore di prevedibilità, mentre le organizzazioni per i diritti umani hanno ribadito le loro preoccupazioni riguardo alla libertà di stampa, allo spazio civico e alla gestione delle forze di sicurezza. Anche la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi, consapevole del ruolo strategico del Congo nell’Africa centrale. Il giuramento di Sassou-N’Guesso chiude una fase elettorale tesa ma non risolve le questioni di fondo. Resta da capire se il nuovo mandato porterà a riforme sostanziali o se il Paese continuerà a muoversi lungo un equilibrio fragile, sospeso tra esigenze di stabilità e richieste di cambiamento.


