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Hormuz richiuso da Teheran dopo il blocco Usa. Trump frena sul Libano: “Netanyahu non può bombardare”

sabato, 18 Aprile 2026
2 minuti di lettura

L’Iran ha annunciato la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz poche ore dopo una parziale riapertura, reagendo alla conferma del blocco navale statunitense contro i porti iraniani. Intanto Donald Trump ha dichiarato di voler impedire a Israele nuovi raid sul Libano, sostenendo di aver imposto una tregua di dieci giorni tra Beirut e Tel Aviv. Sullo sfondo restano aperti i negoziati tra Washington e Teheran, con un possibile secondo round lunedì a Islamabad.
La decisione iraniana riguarda uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo per il commercio energetico. Il comando militare congiunto di Teheran ha fatto sapere che “il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato allo stato precedente”, sotto la gestione delle forze armate, precisando che le restrizioni resteranno finché gli Stati Uniti manterranno il blocco dei porti iraniani.

La retromarcia arriva dopo che almeno sei navi, tra petroliere e cargo, erano riuscite ad attraversare lo stretto secondo dati di monitoraggio marittimo citati da Sky News. Alcuni tanker di gas avevano inoltre iniziato il transito dal lato iraniano. Ma l’apertura è durata poco.
Da Washington Trump ha ribadito che il blocco “rimarrà pienamente in vigore” fino a un accordo complessivo con Teheran, incluso il dossier nucleare. Il presidente americano ha anche escluso l’ipotesi di pedaggi nello stretto: “Assolutamente no. Non ci saranno pedaggi”.
Parallelamente l’Iran ha riaperto parzialmente il proprio spazio aereo e alcuni aeroporti, compresi Teheran Imam Khomeini, Mehrabad e Mashhad, segnale che Teheran prova a normalizzare almeno parte dei collegamenti interni mentre minaccia di nuovo il traffico marittimo globale. Elegante contraddizione del secolo: aprire i cieli e chiudere il mare.

Negoziati

Sul tavolo diplomatico prende forma un nuovo canale negoziale. Secondo fonti iraniane citate da Cnn e confermate dal Wall Street Journal, un nuovo incontro tra delegazioni statunitensi e iraniane potrebbe tenersi lunedì a Islamabad, con arrivo dei negoziatori previsto domenica. Il Pakistan sta svolgendo un ruolo di mediazione crescente. Il capo dell’esercito pakistano, feldmaresciallo Asim Munir, ha appena concluso una visita di tre giorni a Teheran definita da Islamabad parte degli sforzi per una “soluzione negoziata”.
Resta però forte la distanza sul nucleare. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha respinto l’ipotesi di trasferire all’estero l’uranio arricchito: “L’opzione di trasferire l’uranio arricchito fuori dal Paese è respinta”.

Libano-Israele

Parallelamente si muove il fronte libanese. Trump ha sostenuto che Israele e Libano hanno concordato una tregua di dieci giorni e ha promesso di fermare personalmente il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Gli proibirò di bombardare il Libano”, ha detto, aggiungendo che gli dirà semplicemente “che non può farlo”.
Ma sul terreno emergono segnali opposti. Secondo Cnn, funzionari delle Forze di difesa israeliane hanno annunciato una “linea gialla” nel sud del Libano che impedirà il rientro dei civili in 55 villaggi dell’area occupata. Gli stessi funzionari hanno aggiunto che l’Idf è autorizzato a continuare a distruggere “infrastrutture terroristiche” anche durante il cessate il fuoco. In pratica, la tregua c’è sulla carta, mentre la realtà resta il solito laboratorio dell’assurdo geopolitico.
Dalla Turchia è arrivato un duro attacco a Israele. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha accusato il governo Netanyahu di usare la sicurezza come “scusa per occupare più terra”, parlando di “occupazione ed espansionismo continui” tra Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme Est, Libano e Siria.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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