Un tribunale keniota ha condannato a un anno di carcere un cittadino cinese accusato di traffico illegale di formiche, in quello che le autorità locali hanno definito un caso “senza precedenti” nel Paese. L’uomo, fermato all’aeroporto internazionale di Nairobi, avrebbe tentato di esportare centinaia di esemplari vivi nascosti in contenitori di plastica, destinati — secondo gli investigatori — a laboratori e collezionisti privati in Asia. Le formiche, appartenenti a specie rare e protette, erano state prelevate da riserve naturali del Kenya, dove la raccolta e la vendita di fauna selvatica sono severamente vietate.
Durante il processo, la difesa ha sostenuto che l’imputato fosse un ricercatore indipendente e che le formiche fossero destinate a studi scientifici, ma il tribunale ha ritenuto le prove insufficienti e ha confermato la natura commerciale dell’attività.
Le autorità ambientali hanno accolto la sentenza come un segnale forte contro il crescente traffico di insetti e piccoli animali, un fenomeno spesso trascurato rispetto al contrabbando di avorio o di specie più note. “Ogni forma di sfruttamento illegale della biodiversità danneggia il nostro ecosistema e la reputazione del Kenya come custode della natura africana”, ha dichiarato un portavoce del Ministero dell’Ambiente.
Il caso ha suscitato curiosità e indignazione sui social, dove molti utenti hanno sottolineato l’assurdità apparente del reato, ma anche la sua gravità ecologica. Gli esperti ricordano che il commercio di insetti rari è un mercato in espansione, alimentato da collezionisti e laboratori che li utilizzano per studi genetici o per la produzione di sostanze chimiche naturali.
La condanna segna una svolta nella giurisprudenza ambientale del Kenya, che punta a rafforzare la tutela delle specie minori e a scoraggiare un traffico tanto insolito quanto dannoso per l’equilibrio naturale del continente.





