Lo shock energetico legato al conflitto nel Golfo pesa su imprese e famiglie italiane per oltre 7 miliardi di euro tra marzo e maggio, con un incremento medio della spesa pari a circa 100 milioni al giorno.
La stima arriva dalla Cna, che analizza l’impatto dei rincari su carburanti, gas ed energia elettrica. A trainare l’aumento sono soprattutto gasolio e gas.
Per il diesel, l’impennata registrata tra il 28 febbraio e il 10 aprile si traduce in un aggravio di 1,7 miliardi di euro. Più contenuto l’effetto sulla benzina, con un aumento di circa 200 milioni, e su GPL e metano per autotrazione, che incidono per circa 30 milioni. Sul piano europeo, l’Italia figura tra i Paesi con i rincari più elevati sul gasolio, con un aumento del 31%, inferiore solo a Germania e Austria.
Diverso il quadro per la benzina, con un incremento intorno all’8%, più contenuto rispetto a Francia, Spagna e Finlandia.
Sul fronte del gas, la prevalenza di contratti indicizzati porta a stimare una maggiore spesa di circa 3 miliardi di euro nello stesso periodo. Per l’energia elettrica il rincaro complessivo raggiunge invece i 2,2 miliardi. L’aumento generalizzato dei prezzi determina anche un effetto sui conti pubblici, con un extragettito Iva superiore a un miliardo di euro.
Mercati energetici
Secondo il Presidente della Cna Dario Costantini, anche in caso di una cessazione immediata del conflitto il costo aggiuntivo resterebbe oltre i 7 miliardi, confermando la vulnerabilità del sistema italiano alla volatilità dei mercati energetici. Da qui la richiesta di una restituzione integrale dell’extragettito fiscale e l’avvio di interventi strutturali per ridurre il costo dell’energia, in particolare per le piccole imprese, dove la componente energetica rappresenta circa la metà della spesa complessiva in bolletta.





