Le prime truppe della nuova forza internazionale antigang sostenuta dalle Nazioni Unite sono arrivate ad Haiti, segnando l’inizio concreto di un’operazione attesa da mesi per contrastare il potere delle bande armate che controllano gran parte del Paese.
L’arrivo dei contingenti apre la fase operativa di una missione che, secondo le Nazioni Unite, dovrà riportare un minimo di sicurezza in un contesto ormai dominato dalla violenza e dal collasso istituzionale.
La forza, composta da oltre 5.000 uomini e coordinata da Stati Uniti e Panama, è stata concepita come evoluzione della precedente missione di supporto guidata dal Kenya, giudicata insufficiente per mancanza di fondi e personale.
Il nuovo mandato prevede poteri più ampi, operazioni di intelligence, protezione delle infrastrutture critiche e supporto diretto alla polizia haitiana, ormai incapace di contenere gruppi criminali che controllano fino al 90% di Port-au-Prince.
L’arrivo delle prime unità è stato confermato da funzionari ONU che parlano di un dispiegamento graduale: altri contingenti sono attesi nei prossimi mesi, con l’obiettivo di avere l’intera forza sul campo entro settembre.
La missione dovrà operare in un Paese dove oltre 1,3 milioni di persone sono sfollate, la fame colpisce più della metà della popolazione e i rapimenti sono diventati quotidiani. La comunità internazionale considera questa missione un banco di prova decisivo dopo anni di interventi falliti.
Le autorità haitiane, prive di un governo pienamente funzionante dal 2021, vedono nella forza ONU l’unica possibilità di recuperare il controllo del territorio. Ma restano dubbi sulla sostenibilità dell’operazione, che dipende da contributi volontari e dovrà affrontare bande radicate, ben armate e spesso più organizzate delle istituzioni statali.
Per Haiti, l’arrivo delle prime truppe rappresenta un fragile spiraglio di speranza in un Paese dove la normalità è stata sostituita da un’emergenza permanente.




