Un violento terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito l’Indonesia nelle prime ore del 2 aprile, con epicentro nel Mar delle Molucche e ipocentro a circa 35 chilometri di profondità. La scossa, avvertita distintamente in tutto l’arcipelago, ha provocato il crollo di edifici, blackout temporanei e momenti di panico tra la popolazione.
Le autorità locali hanno confermato la morte di una donna di 70 anni, rimasta schiacciata dalle macerie nella città di Manado, mentre un’altra persona è rimasta ferita nel distretto di Minahasa, nel Sulawesi settentrionale.
Il sisma ha colpito con particolare intensità le isole di Ternate, Bitung e Sulawesi, dove si registrano danni “da lievi a moderati” a case, chiese e infrastrutture pubbliche.
Una chiesa nel distretto di Batang Dua Island e un complesso sportivo nel nord di Sumatra risultano tra le strutture danneggiate. La fase più intensa del terremoto è durata tra i 10 e i 20 secondi, sufficiente a far cadere mobili, incrinare pareti e spingere centinaia di persone a riversarsi in strada. Subito dopo la scossa, il Pacific Tsunami Warning Center ha diramato un’allerta tsunami per Indonesia, Filippine e Malesia, temendo onde alte fino a un metro.
Le onde effettivamente registrate sono state di entità contenuta: 20 centimetri a Bitung, 30 a West Halmahera e 5 a Davao, nel sud delle Filippine. L’allarme è stato revocato circa tre ore dopo, ma le autorità restano in stato di vigilanza per possibili scosse di assestamento. L’Indonesia, situata lungo la cosiddetta “cintura di fuoco” del Pacifico, è una delle aree più sismiche del pianeta.
Il nuovo sisma riaccende l’attenzione sulla vulnerabilità delle sue infrastrutture e sulla necessità di rafforzare i sistemi di allerta e prevenzione. Mentre le operazioni di soccorso proseguono, il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore.





