A dieci anni dallo scandalo dei Panama Papers, la finanza globale continua a fare i conti con l’opacità dei paradisi fiscali. Secondo una nuova analisi diffusa da Oxfam, nel 2024 la ricchezza nascosta offshore dallo 0,1% più facoltoso del mondo ha superato quella complessivamente detenuta dalla metà più povera dell’umanità.
Il dato segna una tendenza strutturale: nonostante i progressi registrati negli ultimi anni sul fronte della trasparenza fiscale, le élite economiche continuano a sfruttare la rete globale dei paradisi fiscali per occultare patrimoni e sottrarsi agli obblighi tributari.
Secondo le stime, nel 2024 circa 3.550 miliardi di dollari risultavano custoditi in conti offshore non dichiarati o in giurisdizioni a fiscalità privilegiata, completamente sottratti a qualunque forma di tassazione. Una cifra enorme, pari a una volta e mezzo il Pil dell’Italia e superiore a oltre il doppio del prodotto interno lordo complessivo dei 44 Paesi più poveri del mondo.
Distribuzione
La distribuzione di questa ricchezza nascosta è fortemente concentrata. Da solo, lo 0,1% più ricco del pianeta detiene circa l’80% dei patrimoni offshore non tassati, per un valore di 2.840 miliardi di dollari. Ancora più marcata la concentrazione al vertice: il top 0,01% possiede quasi la metà dell’intero ammontare, pari a 1.770 miliardi di dollari.
Nel complesso la ricchezza offshore non dichiarata rappresenta oggi circa il 3,2% del PIL globale, una quota che, pur in lieve diminuzione rispetto al passato, continua a essere considerata molto elevata.
Per Oxfam, il nodo centrale resta politico oltre che economico. L’organizzazione sottolinea infatti la necessità di rafforzare la cooperazione fiscale tra gli Stati, sia in ambito europeo sia a livello internazionale, per costruire un sistema più efficace contro l’elusione e l’evasione fiscale.
In particolare, viene evidenziata l’urgenza di accompagnare le proposte di tassazione dei grandi patrimoni con strumenti solidi di controllo e prevenzione degli abusi.





