La Turchia sta intensificando i negoziati per ampliare il proprio programma nucleare civile, avviando colloqui paralleli con Corea del Sud, Canada, Cina e Russia.
Lo ha confermato il ministro dell’Energia Alparslan Bayraktar, sottolineando che Ankara punta a diversificare i partner tecnologici e a rafforzare la sicurezza energetica nazionale in un momento di forte volatilità dei mercati globali.
L’obiettivo dichiarato è accelerare la transizione verso un mix energetico meno dipendente dai combustibili fossili, mentre la domanda interna continua a crescere e le tensioni geopolitiche rendono più complesso il ricorso alle importazioni tradizionali.
La Turchia ha già una collaborazione avanzata con la Russia per la centrale di Akkuyu, il primo impianto nucleare del Paese, attualmente in fase di completamento. Tuttavia, il governo vuole evitare una dipendenza eccessiva da un unico fornitore e sta valutando proposte per nuovi reattori di seconda e terza generazione, con particolare interesse per le tecnologie modulari di ultima generazione.
Corea del Sud e Canada, forti di un know‑how consolidato e di un approccio orientato alla sicurezza, sono considerati partner potenzialmente strategici, mentre la Cina offre capacità industriali e finanziarie difficilmente eguagliabili.
Gli analisti osservano che la mossa di Ankara risponde anche a una logica geopolitica: diversificare i partner significa aumentare il margine di manovra internazionale e ridurre la vulnerabilità a pressioni esterne.
Allo stesso tempo, il Paese deve affrontare le preoccupazioni interne legate alla sicurezza, alla gestione dei rifiuti radioattivi e alla trasparenza dei processi decisionali.
Il governo assicura che ogni accordo sarà valutato secondo standard internazionali, ma il dibattito pubblico resta acceso. In un contesto regionale segnato da instabilità e competizione energetica, la strategia nucleare turca appare destinata a ridefinire gli equilibri del Mediterraneo orientale.


