Donald Trump ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola di Kharg, uno snodo strategico per l’export petrolifero iraniano, definendolo “un colpo diretto al cuore dell’economia del regime”. L’affermazione, rilasciata durante un comizio in Texas, ha immediatamente sollevato interrogativi sulla natura dell’operazione, sulla sua legalità e sulle implicazioni geopolitiche. L’isola di Kharg, situata nel Golfo Persico, ospita le principali infrastrutture di carico del greggio iraniano ed è considerata un asset vitale per Teheran.
Il Pentagono non ha confermato né smentito l’azione, limitandosi a dichiarare che “le operazioni militari nella regione sono condotte nel rispetto degli obiettivi di sicurezza nazionale”. Tuttavia, fonti locali e immagini satellitari diffuse da media indipendenti mostrano danni significativi a impianti industriali e serbatoi di stoccaggio. L’Iran, da parte sua, ha condannato l’attacco definendolo “un atto di guerra” e ha promesso “una risposta proporzionata e tempestiva”. Il ministro degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore svizzero, che rappresenta gli interessi statunitensi a Teheran, per protestare formalmente.
L’annuncio di Trump arriva in un momento di forte tensione tra Washington e Teheran, con negoziati sul nucleare in stallo e crescenti scontri indiretti tra milizie alleate. Alcuni analisti ritengono che la mossa sia parte di una strategia di pressione per indebolire l’economia iraniana e ridurre la sua capacità di finanziare gruppi armati nella regione. Altri, invece, temono che l’escalation possa sfociare in un conflitto aperto, con ripercussioni su rotte energetiche e mercati globali. La comunità internazionale osserva con preoccupazione. L’Unione Europea ha chiesto “massima moderazione”, mentre la Cina ha condannato l’attacco definendolo “una violazione della sovranità iraniana”.





