La Casa Bianca ha concesso una deroga di trenta giorni per permettere la vendita di petrolio russo già caricato su navi e rimasto bloccato in mare per effetto delle sanzioni. Secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, la misura è “mirata e limitata nel tempo” e serve a contenere le tensioni sui mercati energetici, scossi dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e dalla crisi nello stretto di Hormuz. La scelta ha però aperto un duro contrasto con diversi alleati occidentali.
Berlino l’ha definita “un segnale sbagliato”, ricordando che sei Paesi del G7 si sono espressi contro qualsiasi allentamento delle restrizioni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che “allentare le sanzioni in questo momento è sbagliato”, mentre Londra ha chiesto di “mantenere la pressione collettiva sulla Russia e sulle sue risorse belliche”.
Anche Bruxelles ha preso le distanze. La Commissione europea ha ricordato che sanzioni e price cap sul petrolio russo restano pienamente in vigore. “Non è il momento di allentare le sanzioni”, ha detto la portavoce Paula Pinho, aggiungendo che Mosca “non può essere la beneficiaria della guerra in Iran”. Per Antonio Costa, la decisione americana è “molto preoccupante” perché rischia di rafforzare la capacità russa di finanziare il conflitto.
Mosca: “nostro petrolio stabilizza il mercato”
Il Cremlino ha accolto con favore la scelta di Washington. Il portavoce Dmitry Peskov ha sostenuto che la stabilizzazione del mercato energetico globale “è impossibile senza la produzione russa” e che, su questo dossier, gli interessi di Mosca e Washington “in questa fase coincidono”.
Secondo l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev, la deroga potrebbe riguardare fino a 100 milioni di barili di greggio. Intanto il Financial Timesstima che il rincaro dei prezzi energetici stia già garantendo alla Russia fino a 150 milioni di dollari al giorno. Zelensky ha attaccato frontalmente la decisione americana. Secondo il presidente ucraino, l’allentamento delle sanzioni potrebbe portare a Mosca “circa 10 miliardi di dollari da usare per la guerra” e “certamente non aiuta a raggiungere la pace”.
Macron: prestito “sarà onorato”
Intanto Zelensky si è recato a Parigi per incontrare Emmanuel Macron e riportare il conflitto ucraino al centro dell’agenda internazionale. Dall’Eliseo il presidente francese ha confermato che il sostegno europeo a Kiev non cambierà. “Il prestito europeo da 90 miliardi di euro sarà onorato”, ha dichiarato Macron, insistendo sul fatto che gli impegni assunti dall’Unione devono essere rispettati malgrado le resistenze interne, soprattutto da parte dell’Ungheria.
Il capo dell’Eliseo ha anche mandato un messaggio diretto al Cremlino: Mosca “si sbaglia se pensa che la guerra in Iran le offra una tregua diplomatica”. Per Parigi e per il G7, l’aumento dei prezzi dell’energia non può diventare il pretesto per allentare le sanzioni.
Tensioni militari e tecnologiche
Sul terreno il conflitto continua a produrre nuove tensioni. Un attacco missilistico russo nella regione di Kupiansk, nel nord-est dell’Ucraina, ha causato tre morti e diversi feriti.
In Romania, intanto, sono decollati caccia F16 dopo il rilevamento di droni sospetti vicino al confine ucraino. Mosca ha inoltre convocato gli ambasciatori di Francia e Regno Unito per protestare contro l’uso da parte di Kiev dei missili Storm Shadow, prodotti da un consorzio franco britannico, in un attacco contro un impianto industriale nella regione russa di Bryansk.
Sul piano tecnologico, l’Ucraina punta a rafforzare il proprio vantaggio militare condividendo con gli alleati grandi quantità di dati raccolti sul campo di battaglia. Il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha parlato di “una serie unica di dati sul campo di battaglia che non ha eguali al mondo”, composta da milioni di immagini e filmati usati per addestrare sistemi di intelligenza artificiale destinati ai droni.
NATO e sicurezza europea
La guerra continua a pesare anche sulle scelte strategiche della NATO. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha chiarito che Helsinki non ospiterà armi nucleari sul proprio territorio “in tempo di pace”, nonostante la riforma legislativa pensata per allineare il Paese al sistema di deterrenza dell’Alleanza. Intanto otto Paesi dell’Ue, tra cui Germania, Polonia e Stati baltici, hanno chiesto nuove restrizioni sui visti per i cittadini russi che hanno combattuto al fronte, considerati un possibile rischio per la sicurezza interna dello spazio Schengen.
Il 31 marzo i ministri degli Esteri dell’Ue si riuniranno a Kiev e a Bucha per ricordare il quarto anniversario del massacro del 2022, mentre la guerra, entrata nel suo quinto anno, continua a ridisegnare gli equilibri politici ed energetici dell’Europa.





