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Verso il referendum sulla giustizia, le ragioni del Sì e del No a confronto. Franco Leone: con il No ondata di “risveglio” nazionale

sabato, 14 Marzo 2026
4 minuti di lettura

Il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati a esprimersi su una riforma che tocca uno dei nodi più sensibili dell’architettura costituzionale italiana: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un tema che, nel dibattito pubblico, viene spesso ridotto a una contrapposizione ideologica o corporativa, mentre in realtà investe questioni ben più profonde: l’equilibrio tra indipendenza e responsabilità, il rapporto tra magistratura e comunità, la qualità e la credibilità della decisione giudiziaria.
A cura di Francesco Gentile

Scrive Franco Leone, ex segretario regionale Cgil per l’Abruzzo

Le motivazioni scritte sul quesito referendario, non aderiscono pienamente alle reali intenzioni degli estensori, e votanti, siano essi parlamentari o senatori.

Intanto per potere dichiarare il mio NO, deciso e schietto, devo premettere che il questo potrebbe trovare un mio personale interesse, per magari ponderare un probabile SI, se tutte le procedure che ci hanno portato a questo referendum fossero state rispettate nella loro essenza democratica.

Ma la circostanza che, come direbbe Calamandrei, e di lui non possiamo evitare di fidarci, vista la sua squisitezza democratica intrisa di cultura costituzionale, al momento della proposta di legge di modifica costituzionale i “banchi del governo non erano vuoti”.

Una argomentazione che ci porta dentro una lettura storica e politica della Costituzione, per poi capire che quando un governo si occupa di Costituzione alimenta la già palpabile e fragile crisi democratica italiana.

Quindi l’argomento in discussione, a partire ad esempio della separazione delle carriere, solo perché confezionato dal governo già suona male.

Un potere, quello del governo, che ha il dovere di restare in equilibrio con un altro potere, senza pensare a prevaricazioni o prevalenze.

Il solo pensarlo depone male sulle intenzioni reali. Se poi è lo stesso ministro ,che dovrebbe essere parte terza, descrive il quesito referendario come uno strumento necessario per prevalere verso un altro pezzo del potere democratico, cioè l’autonomia dei magistrati, e quindi di una componente dell’equilibrio democratico, così come era stato ideato dai costituzionalisti, dire NO è un obbligo per tutti quelli che hanno una cultura democratica.

La convinzione nata per il NO al quesito viene alimentata addirittura dalle stesse farsi indirizzate dal Ministro della Giustizia Nordio, verso la leader del PD rea di non avere capito che l’esito referendario per il SI era nel suo futuro interesse di eventuale capo del governo, perché così gli veniva consegnata una Magistratura a “cuccia” senza poteri di controllo sull’operato del governo e dei politici al potere.

Ma cosa bisogna dire anche ai mie compagni socialisti o del PD che sono per il si, quanto dal Ministro Nordio, sostenuto dalla stessa Presidente del Consiglio che ogni volta che ci “regala” le sue solitarie comparsate sui piccoli video, parla di argomenti, per il più delle volte parziali o falsi, per parlare male dei giudici, per farci sapere quanto sono disubbidienti anche quanto si permettono di applicare le leggi di questo paese.

Allora ti rendi conto che ha ragione un grande della storia politica italiana come Formica, quando ha sostenuto che “il diritto non c’entra”. Infatti il referendum non riguarda davvero la separazione delle carriere o la tecnica giuridica, ma l’obiettivo di rompere, per questa via, l’equilibrio costituzionale ed infine l’essenza della democrazia. Ed è così che diventa difficile non esprimersi negativamente visto che il voto diventa il simbolo di “un atto politico di resistenza a un processo di erosione della Carta Costituzionale”.

Quindi questa consultazione popolare non è un passaggio ordinario, ma uno strumento con il quale la crescente ideologia meloniana, annidata nella “fiammella”, parente stretta della filosofia politica vigente negli SU, con MAGA ,che teorizza e persegue con Trump, l’idea che la politica è comando, ma su tutto cioè su Informazione, magistratura e su chi si oppone con idee diverse. Verrebbe voglia di dire che nel nostro paese già da troppo tempo la Costituzione è stata peggiorata con la pratica delle “modifiche di fatto” negli ultimi trent’anni.

Il processo di regionalizzazione disordinata della sanità, trasformata da Servizio Universale e gratuito per le persone in sistema che inizia a rifiutare o negare le cure alle persone, per giungere al passaggio della cura solo a chi se lo può permettere. Ma quest’ultima è anche oltraggio alla Costituzione ed al suo ART.32, che esalta la tutela della salute delle persone come compito “essenziale” dello Stato.

Quindi anche su questo versante è in atto un processo di manutenzione della Costituzione, deteriorandone l’essenza anche con improvvide scelte apportatrici della trasformazione degli equilibri tra poteri (vedi sanità nella Autonomia Differenziata).

Quindi è un obbligo dare una lettura attenta sulla fase che stiamo vivendo, perché questoreferendum non è un normale strumento di attuazione costituzionale, ma un passaggio potenzialmente distorsivo con il palese rischio di rendere irreversibile ildeclino democratico. Molti sono i segnali che vanno letti tutti insieme, per correre a votare NO al Referendum ed avviare una ondata di “risveglio nazionale”.

In conclusione vorrei dire anche a quelle culture politiche laiche e socialiste, che si sono orientate verso il si, sono chiamate a fare una riflessione su come questo governo, insieme ai suoi sodali della “fiammella” conducono la battaglia con contenuti dispregiativi verso un punto di equilibrio dello stato democratico, la magistratura, che fa il paio, con la questione sanità, quando al parlamento si propone legge delega, di riforma e revisione, che non nasconde l’intenzione di mettere mano ad un altro pezzo della costituzione voluta dai socialisti e dalla sinistra cioè la sanità gratuita per tutti. La loro idea è il modello americano, ti curi se hai soldi per pagarti l’Assicurazione.

In conclusione tutto avviene in un contesto che è ormai politico, per nulla tecnico, dove la separazione delle carriere o la organizzazione della giustizia centra come “cavoli a merenda”, ma l’intenzione è imporre tradizioni politiche che la storia ha già giudicate perdenti. Il referendum, per questa destra, è un acceleratore morbido di un processo già in corso: la perdita dell’equilibrio costituzionale originario, sia nella sostanza che nel merito, per questo merita un NO di cuore.


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