Un drone di fabbricazione iraniana ha colpito l’area della base che ospita il contingente italiano a Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’impatto ha provocato danni materiali ma nessuna vittima o ferito tra i militari italiani. Secondo il comandante della base, il personale si trovava già nei rifugi al momento dell’esplosione. “Ci sono stati danni, ma eravamo tutti nel bunker”.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che non risultano feriti tra i militari italiani e che il comando resta in contatto con lo Stato maggiore. Gli artificieri hanno successivamente messo in sicurezza l’area colpita.
Le prime ricostruzioni indicano che il velivolo senza pilota, probabilmente uno Shahed, potrebbe aver perso quota prima dell’impatto. Non è quindi certo che il bersaglio fosse direttamente il contingente italiano. Nella base sono presenti anche militari statunitensi.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’episodio “un attacco inaccettabile” e ha riferito che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata subito informata. “La situazione è pericolosa e seguiamo gli sviluppi minuto per minuto”.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che Teheran è “vicina alla sconfitta” e ha assicurato che lo stretto di Hormuz “è in ottima forma” e sotto controllo delle forze statunitensi. Trump ha però riconosciuto che la guerra sta impegnando pesantemente l’apparato militare americano. Secondo un briefing del Pentagono al Congresso, la prima settimana di operazioni sarebbe costata agli Stati Uniti oltre 11 miliardi di dollari tra munizioni, sistemi antimissile e dispiegamenti navali. Da Teheran arrivano nuovi avvertimenti. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che l’Iran “abbandonerà ogni moderazione” se Stati Uniti o Israele colpiranno le isole iraniane nel Golfo Persico. Anche la Cina ha invitato tutte le parti a fermare le operazioni militari, ricordando che la sicurezza dello stretto di Hormuz è cruciale per il commercio globale e per i mercati energetici.
Guerra regionale e traffico petrolifero
Le tensioni si riflettono anche sulle rotte energetiche del Golfo Persico. Nelle ultime ore sono stati segnalati attacchi contro infrastrutture petrolifere e navi commerciali tra Iraq, Bahrein e Oman. Due petroliere sono state colpite vicino al porto iracheno di Bassora durante operazioni di trasferimento del carico. Una di esse, la Zefyros, di proprietà greca, ha preso fuoco prima dell’evacuazione dell’equipaggio. Una nave cargo è stata danneggiata nel Golfo Persico, mentre una portarinfuse thailandese attaccata nello stretto di Hormuz ha lasciato tre membri dell’equipaggio dispersi. Gli attacchi hanno spinto le autorità irachene a sospendere temporaneamente le operazioni nei terminal petroliferi del Paese.
Sul fronte diretto tra Iran e Israele gli scambi di attacchi continuano.
Secondo l’esercito israeliano, circa 150 razzi e droni lanciati da Hezbollah hanno colpito il nord di Israele durante la notte. La maggior parte è stata intercettata dalle difese aeree, ma alcuni impatti hanno provocato incendi e feriti lievi. L’aviazione israeliana ha risposto con nuovi bombardamenti su obiettivi iraniani e su infrastrutture del movimento sciita in Libano. A Beirut un raid sul lungomare ha causato almeno sette morti e oltre venti feriti, secondo il ministero della Salute libanese.





