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Costi energetici elevati e prezzi bassi. Cia-Agricoltori Italiani lancia l’allarme

Costi energetici elevati e prezzi bassi. Cia-Agricoltori Italiani lancia l’allarme

La Confederazione: gasolio agricolo in aumento fino al 35% all’avvio delle lavorazioni primaverili, mentre i mercati globali restano instabili
lunedì, 9 Marzo 2026
1 minuto di lettura

Un cortocircuito che mette in seria difficoltà l’agricoltura italiana, stretta in una triplice morsa: l’aumento dei costi di produzione legato agli scenari bellici e alle speculazioni energetiche, l’instabilità dei mercati globali e pratiche commerciali che comprimono il valore riconosciuto alle produzioni agricole. A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani, proprio mentre a Roma si riuniva la task force governativa di Mister Prezzi per monitorare l’andamento dei rincari.

Troppi aumenti ingiustificati

Nel mirino dell’organizzazione agricola finiscono soprattutto gli aumenti dei carburanti. “I rincari ingiustificati dei carburanti denunciati in queste ore, con il gasolio ai massimi da due anni a fronte di anomalie nelle quotazioni internazionali, colpiscono al cuore le nostre aziende. All’avvio delle lavorazioni primaverili le imprese agricole stanno affrontando aumenti del 30-35% sul gasolio agricolo”, evidenzia il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini.

Bene l’iniziativa del Governo

“Apprezziamo il faro acceso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e da Mister Prezzi”, osserva Fini, “ma chiediamo che l’allerta anti-speculazione riguardi anche le forniture all’ingrosso destinate al settore primario. Le aziende agricole non possono assorbire un nuovo shock energetico mentre lungo la filiera vengono ulteriormente compressi i margini di guadagno”.

Preoccupano prezzi e costi

A rafforzare le preoccupazioni sul fronte dei costi di produzione sono anche i dati diffusi dalla Fao insieme al nuovo indice dei prezzi alimentari. A febbraio l’indicatore segna infatti un aumento globale dello 0,9%, interrompendo cinque mesi consecutivi di calo, con rialzi guidati soprattutto da cereali e carne. Nonostante il rimbalzo, le quotazioni restano comunque molto al di sotto dei livelli di due anni fa e le prospettive per i prossimi mesi non indicano miglioramenti significativi.

I paradossi dell’incertezza

“Non possiamo vivere in balia della finanza internazionale senza vere reti di sicurezza europee a tutela del reddito degli agricoltori”, sottolinea ancora Fini. “I dati diffusi dall’Onu evidenziano un paradosso drammatico: la stessa Fao stima per il 2026 un calo del 3% della produzione mondiale di grano proprio perché, soprattutto nell’Unione europea, i prezzi all’origine sono così bassi da scoraggiare le semine. È la prova che il sistema è malato e che molti agricoltori sono costretti a lavorare in perdita”.

Proteggere il reddito

Per questo la Confederazione torna a chiedere interventi urgenti sia a livello nazionale sia europeo. In Italia, il decreto Bollette rappresenta per l’organizzazione un’occasione da cogliere per sostenere il settore, mentre a Bruxelles servono strumenti e politiche in grado di proteggere il reddito agricolo e i comparti più esposti alle turbolenze dei mercati e ai rincari energetici.

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