Un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka, segnando uno dei più gravi episodi dall’inizio del conflitto e confermando che la guerra sta ormai superando i confini mediorientali. Secondo fonti militari occidentali, il sommergibile — un’unità d’attacco a propulsione nucleare in pattugliamento nell’Oceano Indiano — avrebbe lanciato almeno due siluri contro la fregata iraniana Shahid Daryaei, che da giorni operava in acque internazionali con il compito dichiarato di “proteggere il traffico commerciale” proveniente dal Golfo. L’impatto ha provocato un’esplosione che ha spezzato lo scafo in pochi minuti; non è chiaro quanti membri dell’equipaggio siano sopravvissuti. L’episodio rappresenta un salto di qualità nel conflitto: per la prima volta un’unità navale iraniana viene colpita così lontano dal teatro principale delle ostilità.
Analisti regionali sottolineano che la presenza della fregata a sud dello Sri Lanka era parte di una strategia più ampia di Teheran per estendere la propria capacità di interdizione lungo le rotte energetiche verso l’Asia. Washington, dal canto suo, considera l’area cruciale per garantire la sicurezza dei convogli commerciali diretti verso l’India e il Sud‑Est asiatico, già messi sotto pressione dall’instabilità nel Golfo. Il governo iraniano ha definito l’attacco “un atto di guerra deliberato” e ha promesso una risposta “dura e proporzionata”, mentre il Pentagono ha evitato commenti diretti, limitandosi a ribadire che le forze statunitensi “agiranno ovunque sia necessario per proteggere il personale e gli interessi americani”. A Colombo, il governo dello Sri Lanka ha espresso “profonda preoccupazione” per l’incidente, temendo che il proprio spazio marittimo possa trasformarsi in un nuovo fronte della crisi.



