La commissione di vigilanza della Camera ha inserito Bill Gates tra i sette nomi chiamati a testimoniare nell’indagine sui rapporti che diverse personalità di spicco avrebbero intrattenuto con Jeffrey Epstein, con l’obiettivo dichiarato di chiarire eventuali vulnerabilità etiche o di sicurezza legate a quelle frequentazioni.
La convocazione, notificata nelle ultime ore, non implica accuse formali né ipotesi di reato, ma rientra in un’inchiesta più ampia volta a ricostruire la rete di relazioni che Epstein aveva coltivato negli anni precedenti alla sua morte.
Fonti parlamentari sottolineano che la commissione intende “fare piena luce” su incontri, donazioni e contatti professionali, valutando se abbiano avuto implicazioni per la governance di istituzioni pubbliche o private. Gates, che in passato aveva già riconosciuto di aver incontrato Epstein più volte per discutere di filantropia, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento improprio e ha definito quelle riunioni “un errore di giudizio”.
Il suo portavoce ha confermato la disponibilità a collaborare, ribadendo che il fondatore di Microsoft “non ha nulla da nascondere” e che fornirà alla commissione tutta la documentazione richiesta. Insieme a lui, sono stati convocati accademici, dirigenti di fondazioni e consulenti finanziari che, secondo gli investigatori, potrebbero contribuire a ricostruire il contesto in cui Epstein operava.
L’iniziativa della Camera arriva in un momento in cui l’opinione pubblica chiede maggiore trasparenza sulle reti di influenza che hanno permesso a Epstein di mantenere per anni un profilo rispettabile nonostante le accuse a suo carico. Gli esperti di diritto istituzionale ricordano che la commissione non ha poteri penali, ma può formulare raccomandazioni e segnalare eventuali criticità al Dipartimento di Giustizia.


