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Inflazione, allarme Confesercenti: Rischio shock energetico, fino a 12 miliardi di potere d’acquisto in meno
il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.

Inflazione, allarme Confesercenti: Rischio shock energetico, fino a 12 miliardi di potere d’acquisto in meno

mercoledì, 4 Marzo 2026
1 minuto di lettura

Il nuovo dato sull’inflazione diffuso dall’Istituto Nazionale di Statistica sorprende e preoccupa. A febbraio i prezzi registrano un aumento dello 0,8% su base mensile, il doppio rispetto a gennaio. Un balzo improvviso che, secondo Confesercenti, segna un cambio di passo in una fase già delicata per l’economia italiana.

L’incremento è maturato prima che l’escalation del conflitto in Medio Oriente producesse pienamente i suoi effetti sui mercati energetici, ma il segnale è già chiaro: le componenti più persistenti dell’indice mostrano una nuova accelerazione. L’inflazione di fondo risale al 2,4% dall’1,7%, mentre il “carrello della spesa” passa al 2,2% dall’1,9%. Dinamiche che incidono direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie e che si inseriscono in un contesto di domanda interna fragile.

Commercio e turismo

Lo scenario si complica ulteriormente per il commercio al dettaglio, che rischia una nuova contrazione, anche per una possibile riduzione della componente straniera. Ma è il turismo a temere le ricadute più immediate: nei prossimi due mesi si stima un calo di circa 1 miliardo di euro di spesa proveniente dalle aree coinvolte nelle tensioni internazionali.

A pesare è anche il caro-trasporti: i prezzi dei voli passeggeri sono raddoppiati negli ultimi dieci anni e un ulteriore aumento, legato ai rincari energetici, potrebbe incidere sensibilmente sui flussi turistici internazionali.

Scenari 2026

Il nodo centrale resta l’eventualità di uno shock energetico nel 2026.
Se l’aumento dei prezzi dell’energia fosse temporaneo e rientrasse entro marzo, la variazione dei prezzi all’importazione dell’energia nel 2026 sarebbe del +17%. In questo caso l’inflazione salirebbe dall’1,8% al 2,4% (+0,6 punti) e i consumi calerebbero di tre decimi. Le famiglie sarebbero costrette a sostenere 2,3 miliardi di euro in più di spesa nominale, ma perderebbero 3,2 miliardi di consumi reali.

L’ipotesi più dura

Se invece i prezzi dell’energia restassero ai livelli attuali per tutto l’anno, l’aumento nel 2026 arriverebbe al 45%. L’inflazione salirebbe così al 3% (+1,2 punti rispetto all’1,8%), con una contrazione dei consumi di sei decimi.

I consumi nominali crescerebbero di 4,7 miliardi per effetto dei rincari nelle voci obbligate, ma le famiglie perderebbero 6,6 miliardi di consumi in volume e complessivamente 12 miliardi di potere d’acquisto.

L’appello al Governo

“Anche senza considerare gli effetti che il conflitto in Medio Oriente potrà avere sulla nostra economia, il dato Istat sull’inflazione di febbraio è inatteso e aumenta in modo concreto le preoccupazioni”, commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.

“Il rischio – avverte – è che l’aumento dei prezzi spazzi via il già lento recupero della spesa delle famiglie, con consumi in brusca frenata e nuove difficoltà per le attività turistiche. Sul fronte energetico chiediamo al Governo massima vigilanza e misure immediate ed efficaci per scongiurare ulteriori rialzi dei costi e difendere il potere d’acquisto. Servono decisioni rapide: ogni ulteriore scossone può avere effetti pesanti su famiglie e imprese”.

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