0
Teheran sotto le bombe, funerali di Stato per Khamenei rinviati, escalation regionale
Immagine generata con AI

Teheran sotto le bombe, funerali di Stato per Khamenei rinviati, escalation regionale

mercoledì, 4 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Nella capitale iraniana forti esplosioni sono state segnalate nei quartieri nordorientali e occidentali. L’aviazione israeliana parla di “attacchi su vasta scala” contro infrastrutture del regime, inclusi il quartier generale dei Basij e piattaforme missilistiche.

Colpiti anche siti militari a Isfahan e Shiraz, con oltre 20 obiettivi centrati in una sola notte. Secondo il CENTCOM, dall’inizio dell’operazione sono stati attaccati 2.000 obiettivi in Iran. Washington schiera circa 50.000 militari e oltre 200 aerei nella regione.

L’ammiraglio Brad Cooper sostiene che siano state distrutte 17 navi iraniane, incluso un sottomarino operativo. I funerali di Stato per Khamenei, inizialmente previsti nella Mosalla di Teheran, sono stati rinviati. L’agenzia Irna indica comunque l’avvio delle commemorazioni nelle prossime ore, con sepoltura prevista a Mashhad.

Intanto i media iraniani parlano dell’elezione di Mojtaba Khamenei, figlio del leader ucciso, come nuova Guida Suprema. L’Assemblea degli Esperti sarebbe “vicina alla scelta”. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz avverte: “Qualsiasi leader nominato dal regime iraniano sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare”.

Lo Stretto di Hormuz

Le Guardie Rivoluzionarie rivendicano il lancio di oltre 40 missili contro “obiettivi sionisti e americani” nell’ultima ondata dell’operazione True Promise 4. Secondo Teheran, lo Stretto di Hormuz è sotto “controllo totale” della marina iraniana. I Pasdaran affermano di aver colpito un cacciatorpediniere statunitense nell’Oceano Indiano con missili Qadr-360 e Talaeiyeh. Non vi sono conferme indipendenti.

Il Kuwait ha dichiarato di intercettare missili e droni in arrivo. A Kuwait City sono risuonate le sirene. Una bambina di 11 anni è morta dopo essere stata colpita da una scheggia. In Qatar un missile ha centrato la base americana di Al Udeid, senza vittime.

Libano, escalation terrestre

Sul fronte libanese, l’esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti su Beirut sud e Baalbek. Il bilancio parla di almeno 11 morti nelle ultime ore, mentre il totale dei due giorni di offensiva supera le 56 vittime e 335 feriti. Colpito anche un hotel nella periferia di Hazmieh.

L’Idf hanno ordinato l’evacuazione di decine di villaggi a sud del Litani e riferiscono di aver evacuato circa 300.000 residenti. Truppe israeliane sono entrate nella città di Khiam e avrebbero preso posizione in un ospedale governativo nel sud. Hezbollah rivendica attacchi con droni contro industrie aerospaziali israeliane e una base militare a Safed.

Guerra regionale

La regione, dal Golfo al Mediterraneo, è ormai coinvolta in un confronto che travalica i confini iraniani e israeliani. E nessuna delle parti mostra, per ora, segnali di de-escalation. Secondo il portavoce militare israeliano Nadav Shoshani, “nelle ultime 48 ore l’Iran ha attaccato 10 Paesi della regione”.

L’Arabia Saudita riferisce di aver intercettato due missili e nove droni vicino Riad. Una petroliera è stata colpita al largo di Fujairah, negli Emirati. In Sri Lanka una nave militare iraniana è affondata dopo un attacco: 101 dispersi e 78 feriti, 30 marinai tratti in salvo.

In Bahrein si registrano scontri tra forze di sicurezza e civili sciiti filo-iraniani. Gli Stati Uniti hanno autorizzato il personale non essenziale a lasciare Cipro dopo un attacco contro una base britannica sull’isola.

Diplomazia spezzata

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi accusa Washington di aver “tradito la diplomazia”: “Il signor Trump ha tradito la diplomazia e gli americani che lo hanno eletto”. Il consigliere Mohammad Mokhbar afferma: “Non abbiamo fiducia negli americani.§

Possiamo continuare la guerra per tutto il tempo che vogliamo”. Il premier canadese Mark Carney definisce gli attacchi “incoerenti con il diritto internazionale”.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez dichiara che Madrid non sarà “complice di qualcosa di negativo per il mondo semplicemente per paura di rappresaglie”. Intanto la tv di Stato iraniana ha iniziato a chiamare il conflitto “la guerra del Ramadan”, segnale che a Teheran ci si prepara a uno scontro lungo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”.…

“Sicurezza alimentare centrale, cooperiamo con l’Africa”

Dal tema della sicurezza alimentare con il Ministro dellʼAgricoltura Francesco…