Donald Trump ha dichiarato di “non aver mai sentito parlare” della bozza di ordine esecutivo che, secondo documenti emersi nelle ultime settimane, avrebbe invocato poteri d’emergenza per intervenire sui risultati delle elezioni presidenziali del 2020. La bozza, mai firmata ma circolata tra alcuni membri del suo entourage nei giorni successivi al voto, prevedeva il sequestro delle macchine per il conteggio dei voti e l’avvio di un’indagine federale sulle presunte irregolarità, accuse che all’epoca non trovarono riscontro nelle verifiche ufficiali né nelle decisioni dei tribunali.
La sua esistenza è tornata al centro del dibattito politico dopo che una commissione parlamentare ha acquisito nuovi materiali relativi alle settimane che precedettero l’assalto al Campidoglio. Interrogato dai giornalisti, Trump ha definito la bozza “qualcosa di cui non sono mai stato a conoscenza”, prendendo le distanze da un documento che, secondo alcuni analisti, avrebbe rappresentato uno dei tentativi più estremi di ribaltare l’esito elettorale. La sua smentita arriva mentre il Congresso continua a esaminare testimonianze e comunicazioni interne dell’amministrazione di allora, nel tentativo di ricostruire la catena decisionale e capire chi avesse promosso l’idea di ricorrere ai poteri d’emergenza.
Alcuni ex collaboratori hanno ammesso che il testo circolò in ambienti ristretti, ma non è chiaro se fosse mai stato presentato formalmente al presidente. La vicenda riapre una frattura politica che negli Stati Uniti non si è mai del tutto ricomposta. Per i critici, la bozza rappresenta un segnale della pressione esercitata da alcuni consiglieri per spingere l’amministrazione verso misure straordinarie; per i sostenitori dell’ex presidente, si tratta invece di un documento marginale, mai considerato realmente praticabile.



