In Italia 1,5 milioni sono le famiglie che vivono in un grave disagio abitativo, a causa soprattutto del continuo aumento dei canoni d’affitto, come si può leggere dall’“Osservatorio sul mercato immobiliare” di Nomisma e le città metropolitane rischiano di non risultare più attrattive a causa dei costi per il canone d’affitto, per le rate dei mutui e per le spese di ristrutturazione e gestione.
Infatti il 78% delle famiglie in difficoltà è costituito da affittuari, penalizzati da un mercato con una forte domanda, a fronte di un’offerta molto limitata: i canoni medi sono cresciuti del 3,5% nell’ultimo anno (+16% negli ultimi 5 anni), con aumenti attorno al 10% per gli studenti. “La diminuzione del potere d’acquisto dei redditi ha aumentato l’onerosità delle spese per l’abitazione nei bilanci familiari, aggravando il problema della sostenibilità, ha sottolineato Elena Molignoni, responsabile dell’Osservatorio immobiliare della husiness line real estate di Nomisma. Per questo occorre dare una risposta quanto più immediata possibile ad un numero crescente di famiglie che non può più permettersi di vivere in affitto in molte città, in particolare quelle con i maggiori flussi turistici e sedi di università.
Sempre Nomisma in un’altra ricerca per Cna Costruzioni relativa a famiglie proprietarie di casa ha registrato che di 11 milioni di nuclei familiari che vorrebbero effettuare nei prossimi tre anni interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico della propria casa, ben 4,7 milioni non dispongono delle risorse necessarie per realizzarli.
L’Europa ha deciso di affrontare la questione con una strategia che vuole mettere in campo 150 miliardi di euro di investimenti con programmi di riqualificazione energetica (la direttiva case green contro la quale aveva sempre protestato Federproprietà) ma anche con nuove regole per ridurre l’impatto degli affitti.
“A livello europeo – ha scritto recentemente il Commissario europeo Den Jorgensen- abbiamo già mobilitato oltre 43 miliardi di euro e ulteriori finanziamenti seguiranno. Assieme alla Banca europea per gli investimenti e alle banche nazionali di promozione, stiamo lanciando una piattaforma di investimento panaeuropea per sbloccare capitali pubblici e privati destinati ad abitazioni sostenibili e a prezzi accessibili e ad alloggi per studenti e senzatetto”.
Poi Jorgensen ha prospettato, tra le altre, una questione cruciale che già da tempo aveva sollevato Federproprietà con il suo 4° Rapporto realizzato unitamente al Censis e presentato al Senato della Repubblica il 10 dicembre scorso, quello delle case dormienti.
E’ evidente però – ha aggiunto il Commissario europeo – che “il solo fatto di costruire non basterà a risolvere la crisi. Mentre troppe persone non dispongono di un’abitazione, troppe case esistenti restano vuote. Circa il 20% del parco immobiliare europeo non è abitato. Tutto ciò è inaccettabile. Esortiamo le autorità nazionali e locali ad agire con l’appoggio dell’Europa, per ristrutturare, riconvertire e rimettere in uso le case vuote.
Anche secondo Nomisma sono necessarie “misure urgenti e straordinarie per favorire la reimmissione sul mercato dei 4,5 milioni di immobili oggi vuoti o sottoutilizzati da destinare alla domanda debole”.
Occorrono però provvedimenti di carattere urgentissimo anche perché l’emergenza abitativa si ripresenta ogni anno accademico sopratutto per gli studenti fuori sede in maniera drammatica.
Secondo l’ultimo Osservatorio congiunturale Ance 2026:nel 2024-2025 gli immatricolati in una regione diversa da quella di residenza sono il 24%, pari a circa 373mi1a studenti ogni anno su una platea di 1,5 milioni, mentre l’offerta di posti nelle residenze universitarie al massimo potrà arrivare a 100mila alloggi. Si pensi che il nostro Paese ha costruito appena 40mila posti letto in una ventina di anni.
La domanda di alloggi è concentrata in poche città e si salda drammaticamente con l’altra emergenza: quella delle famiglie in cerca di un alloggio, per cui il risultato è un aumento dei prezzi delle stanze per gli studenti del tutto fuori controllo.
Ora dinanzi a questa situazione che si trascina da decenni sembra che qualcosa stia cambiando.
Infatti il ministro degli Affari europei, Tommaso Foti, durante il “question time” sulle iniziative in materia di promozione delle politiche abitative, ha detto: “Penso che senza ombra di dubbio siamo tutti impegnati, ognuno ovviamente per le proprie competenze di delega, a concorrere a quello che il primo ministro Giorgia Meloni ha dichiarato il 9 gennaio 2026 nella conferenza stampa: “100mila nuovi alloggi nei prossimi dieci anni per dare un contributo fattivo al tema della casa”.
Si prevede infatti di creare nei prossimo 10 anni circa 100.000 abitazioni, tra strutture familiari e immobili di piccolo taglio, che potrebbero coinvolgere tra le 250.000 e le 300.000 persone.





