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NY, il console generale Pastorelli “Obiettivo far conoscere di più l’Italia”

giovedì, 26 Febbraio 2026
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NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Arrivato a gennaio, il nuovo console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli ha scelto il Gruppo Esponenti Italiani per una delle sue prime uscite pubbliche davanti alla comunità imprenditoriale italiana di New York. Intervistato dal presidente del GEI Mario Platero, Pastorelli ha risposto a domande su carriera, strategie di promozione del Paese e rapporti con gli italo-americani, offrendo un ritratto personale e professionale di una diplomazia che punta su collaborazione e qualità. Romano, classe 1973, figlio del celebre professore di scienze politiche della Sapienza – noto per la severità con cui formava generazioni di aspiranti diplomatici – Pastorelli ha raccontato con ironia il rapporto con un padre esigente che lo mise alla prova. «Se vuoi intraprendere questa strada devi studiare davvero», era il messaggio, accompagnato da scadenze precise sugli esami universitari. Per evitare di avere il padre come docente scelse giurisprudenza, ma proprio quella disciplina, unita alla rigorosa preparazione familiare, lo ha poi condotto verso la carriera diplomatica. La prima missione fu ad Ankara, “quando Erdogan era in prigione”, ha ricordato, evocando un inizio di carriera in un contesto politico già complesso.
Dopo le esperienze come console generale a Boston e Toronto, Pastorelli si trova ora ad affrontare la sfida newyorkese. “A New York è tutto più grande, è tutto più veloce, c’è tanta Italia”, ha spiegato nell’intervista video concessa a Italpress a margine dell’incontro. L’obiettivo è rafforzare la presenza italiana e far conoscere “ancora di più e meglio” il Paese agli americani, lavorando in squadra con le principali istituzioni del sistema Italia: Istituto Italiano di Cultura, ICE, Camera di Commercio, ENIT, Scuola d’Italia e Banca d’Italia.
Al GEI ha insistito su un concetto chiave: la qualità degli eventi conta più della quantità. Per promuovere l’Italia a New York, sul piano economico e culturale, serviranno iniziative mirate, curate, capaci di fare rete. Decisivo, ha sottolineato, sarà organizzare almeno metà degli eventi in collaborazione con istituzioni non italiane della città, sfruttando le grandi piattaforme culturali newyorkesi e partecipando anche ai loro programmi, come nel caso di grandi mostre internazionali al Metropolitan Museum.

xo9/fsc/gtr
(intervista di Stefano Vaccara)

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