Per la prima volta in Italia parte una sperimentazione clinica con psilocibina su pazienti affetti da depressione resistente ai trattamenti tradizionali. Un progetto che segna un passaggio storico nella psichiatria italiana e che, secondo i ricercatori, rappresenta “un cambio di paradigma sia scientifico che culturale”.
A guidare lo studio è Giovanni Martinotti, professore ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e direttore della Clinica Psichiatrica dell’Ospedale Santissima Annunziata. È lui a definire l’avvio del trial “un cambio di paradigma”, sottolineando come la ricerca sugli psichedelici stia oggi rientrando a pieno titolo nell’alveo della medicina basata sull’evidenza.
“Non stiamo liberalizzando nulla – ci tiene a chiarire Martinotti –, ma studiando con rigore una possibile opzione terapeutica per pazienti che oggi hanno poche alternative”. Il riferimento è alla depressione resistente, una forma che non risponde ad almeno due trattamenti antidepressivi adeguati e che rappresenta una delle condizioni più complesse da trattare in ambito psichiatrico.
Il ruolo dell’Istituto Superiore di Sanità
Il progetto coinvolge anche l’Istituto Superiore di Sanità, con il coordinamento scientifico di Francesca Zoratto, Principal Investigator dello studio. Zoratto evidenzia come l’obiettivo sia valutare efficacia e sicurezza della psilocibina in un contesto clinico controllato, con protocolli rigorosi, criteri di inclusione stringenti e monitoraggio continuo degli effetti.
Cosa dice la ricerca internazionale
La psilocibina, sostanza naturale presente in alcune specie fungine, agisce sui recettori serotoninergici del cervello. Negli ultimi anni centri accademici internazionali hanno suggerito che, se somministrata in ambiente protetto e accompagnata da supporto psicoterapeutico, possa indurre miglioramenti rapidi.
Studi condotti presso istituzioni come la Johns Hopkins University e l’Imperial College London hanno, infatti, mostrato risultati promettenti. In contesti clinici controllati, con supporto psicoterapeutico e rigorosi protocolli di sicurezza, la psilocibina ha evidenziato una riduzione significativa dei sintomi depressivi in pazienti selezionati.
Una sperimentazione, non una terapia approvata
Tuttavia, i ricercatori italiani insistono sulla prudenza. Si tratta di una sperimentazione, non di una terapia già approvata. Il trattamento prevede una fase preparatoria, una somministrazione in setting clinico controllato e successive sessioni di integrazione psicologica. La cornice terapeutica è fondamentale, spiegano i ricercatori, perché l’effetto della sostanza non è solo farmacologico, ma anche profondamente legato all’esperienza soggettiva.
Una svolta anche culturale
L’avvio del trial segna una svolta in un Paese dove, per decenni, le sostanze psichedeliche sono state associate esclusivamente all’uso ricreativo o alla controcultura. Oggi l’approccio è diverso, dato che la ricerca scientifica internazionale ha riaperto il dossier sugli psichedelici con strumenti metodologici avanzati e controlli etici stringenti.
Se i risultati confermeranno le aspettative l’Italia potrà inserirsi nel panorama delle nazioni che stanno ridefinendo le frontiere della psicofarmacologia. Con cautela, ma anche con una consapevolezza crescente che la salute mentale richiede innovazione, ricerca e il coraggio di esplorare strade nuove, sempre ovviamente nel perimetro della scienza.



