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Giustizia tributaria digitale: App IO e udienze da remoto, tra modernizzazione necessaria e nuove responsabilità

sabato, 3 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

La giustizia tributaria italiana sta compiendo un passaggio decisivo: ciò che nacque come risposta emergenziale diventa ora assetto strutturale. Le udienze da remoto e l’integrazione dei servizi su App IO segnano un’evoluzione profonda dell’organizzazione giudiziaria, destinata a incidere su tempi, costi e modalità operative. Non è una rivoluzione ideologica, ma una scelta pragmatica, coerente con le esigenze di efficienza dello Stato.

Il quadro normativo e il ruolo del PNRR

Il legislatore ha chiarito la direzione: dal 2026 le udienze telematiche saranno pienamente utilizzabili nei procedimenti in cui la presenza fisica non è essenziale. La piattaforma Microsoft Teams, già collaudata, resta lo strumento di riferimento per ragioni di sicurezza e integrazione con i sistemi ministeriali. La cornice è quella del PNRR, che impone una riduzione strutturale dei tempi della giustizia e una modernizzazione delle infrastrutture pubbliche.

App IO: un canale in più, non un doppione

L’ingresso del Ministero dell’Economia e delle Finanze su App IO con il servizio di avvisi delle Corti di giustizia tributaria è un segnale politicamente rilevante. Le notifiche non sostituiscono la PEC, che resta l’unico strumento giuridicamente valido, ma la affiancano. È una scelta di buon senso: ridurre il rischio di disattenzioni e migliorare l’organizzazione del lavoro dei professionisti, senza alterare le garanzie procedurali.

Benefici concreti per professionisti e uffici

Per avvocati e commercialisti, la combinazione tra udienze da remoto e notifiche su App IO significa minori costi, migliore gestione delle agende e possibilità di operare senza vincoli geografici. Anche gli uffici giudiziari ne beneficiano, grazie a una calendarizzazione più efficiente e a una riduzione delle attività meramente organizzative. È una digitalizzazione che produce risparmi, non slogan.

Le criticità da governare

Un approccio serio, tuttavia, impone di non ignorare le criticità. L’identificazione delle parti, la verifica dell’assenza di interferenze esterne e la sicurezza delle connessioni sono nodi delicati. Nel processo tributario, dove il contraddittorio e la correttezza procedurale sono centrali, l’udienza da remoto richiede protocolli rigorosi e attenzione costante da parte dei giudici.

Competenze e decoro professionale

La tecnologia non è neutra: impone responsabilità nuove. Dal 2026 non basterà collegarsi, ma farlo in modo appropriato. Ambienti idonei, strumenti funzionanti e rispetto del decoro dell’udienza diventano parte integrante della deontologia professionale. Anche gli studi dovranno adeguarsi, investendo in organizzazione prima ancora che in software.

Una riforma utile, se ben amministrata

Udienze digitali e App IO rappresentano un passo avanti concreto verso una giustizia tributaria più efficiente e accessibile, senza derive ideologiche. Ma, come spesso accade, il successo non dipenderà dalla tecnologia in sé, bensì dalla qualità delle persone che la utilizzano. Modernizzare sì, improvvisare no: questa è la linea di equilibrio che una destra responsabile non può che sostenere.

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