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Inflazione, a ottobre accelera al 5,4%: allarme per i consumi delle famiglie

A spingere i rincari sono soprattutto gli energetici, ma crescono anche gli alimentari freschi
domenica, 1 Novembre 2026
2 minuti di lettura

Dopo la fiammata di settembre, l’inflazione continua ad accelerare. A ottobre, secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, i prezzi al consumo registrano un aumento dello 0,9% su base mensile e del 5,4% su base annua, rispetto rispettivamente al +0,7% e al +4,2% del mese precedente. Un’accelerazione che riaccende le preoccupazioni per il potere d’acquisto delle famiglie e per le prospettive dei consumi. A pesare maggiormente è soprattutto l’impennata dei prezzi degli energetici, sia regolamentati, passati dal +25,8% al +59,5% su base annua, sia non regolamentati, saliti dal +22,5% al +29,4%. Accelerano anche i prezzi degli alimentari non lavorati, dal +5,5% al +7,5%, e, in misura più contenuta, quelli dei servizi relativi ai trasporti, dall’1,6% al 3,1%. In controtendenza gli alimentari lavorati, per i quali la flessione si attenua dal -0,6% al -0,2%. Rispetto a ottobre 2025, aumentano anche i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passati dal +1,5% al +2,5%, e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che salgono dal +5,2% al +5,8%.

Accelera anche l’inflazione di fondo

Calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che passa dall’1,6% al 2%. L’indice al netto dei soli beni energetici sale invece dal 2% al 2,5%. L’accelerazione interessa soprattutto i beni, il cui tasso di crescita passa dal +5,4% al +7,5%, mentre per i servizi l’aumento è più contenuto, dal +2,6% al +2,9%. Si amplia così il differenziale tra i due comparti, che passa da -2,8 a -4,6 punti percentuali. Sul piano congiunturale, gli aumenti più marcati riguardano gli energetici regolamentati (+18,8%) e non regolamentati (+4,9%), seguiti dagli alimentari non lavorati (+1,8%), dai servizi relativi ai trasporti (+1,2%) e dagli alimentari lavorati (+0,5%). In calo, invece, i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che registrano una flessione dello 0,9%. L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al +3,4% per l’indice generale e al +1,9% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo registra infine un aumento dell’1,2% su base mensile e del 5,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +4,2% di settembre.

Confcommercio: campanello d’allarme

A preoccupare è soprattutto il rischio che la nuova accelerazione dei prezzi possa frenare la crescita economica e comprimere ulteriormente la spesa delle famiglie. È quanto sottolinea l’Ufficio Studi Confcommercio, che evidenzia come il ritorno dell’inflazione su livelli che non si registravano dal settembre 2023 rappresenti un segnale negativo per le prospettive dei consumi. “A enfatizzare i timori di una crescita più contenuta, almeno fino a tutta la primavera del prossimo anno, vi è il rafforzarsi dell’inflazione”, osserva l’Ufficio Studi Confcommercio, “La variazione dello 0,9% congiunturale di ottobre (nostra stima a +0,2%), con il ritorno a valori tendenziali che non si registravano da settembre 2023, è innegabilmente un campanello d’allarme per le prospettive dei consumi delle famiglie. Consumi che negli ultimi periodi erano stati il principale volano della crescita. A preoccupare è soprattutto il fatto che le tensioni sugli energetici, e in misura più contenuta sugli alimentari freschi, non si vadano esaurendo e comincino a produrre marginali effetti anche su altre filiere. Va anche rilevato come i decisi aumenti registrati dai prezzi per l’abitazione (legati all’energia a uso domestico) porteranno inevitabilmente a uno spostamento di quote di spesa verso gli obbligati, comprimendo una parte significativa degli acquisti di beni e servizi commercializzabili, con effetti negativi su molte imprese del terziario”.

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