Due giorni di sciopero per i medici di medicina generale convenzionata. La protesta, indetta per oggi e domani dal Sindacato medici italiani, contesta l’accordo stralcio sulle Case della Comunità siglato il 23 giugno 2026. Manifestazioni e assemblee sono previste in diverse città, mentre la Fimmg ha scelto di non partecipare alla mobilitazione: pur riconoscendo le difficoltà della categoria, il sindacato maggioritario ritiene più efficace intervenire attraverso la contrattazione.
Smi: “No al debito orario nelle Case della Comunità”
Al centro della protesta ci sono le condizioni di lavoro e il futuro della medicina generale. Lo Smi chiede di eliminare il debito orario nelle Case della Comunità e si oppone al ruolo unico. Tra le rivendicazioni figurano l’introduzione di un doppio canale, con accesso volontario alla dipendenza, e l’istituzione della scuola di specializzazione universitaria in Medicina Generale. Il sindacato sollecita inoltre la reintroduzione dell’Area della Medicina dei Servizi, un incremento degli organici del 118 e maggiori tutele per infortuni, maternità e altre situazioni che interessano i professionisti.
Secondo la Segreteria nazionale, l’assenza di impegni precisi da parte pubblica ha reso inevitabile il ricorso allo sciopero. Da qui anche l’appello rivolto a tutti i medici, iscritti e non allo Smi, per un’iniziativa unitaria a tutela della professione e del diritto alla salute dei cittadini.
Le manifestazioni da Roma a Palermo
Per il 15 settembre sono in programma iniziative in diverse città. A Roma, dalle 10 alle 13, la sede dello Smi di via Sambucucciod’Alando 9 ospiterà un’assemblea aperta ai medici del Lazio. A Napoli l’appuntamento è fissato alle 11.30 davanti alla sede Rai di via Guglielmo Marconi 9. A Pescara l’incontro partirà alle 9.30 all’Hotel Regent, sul Lungomare Cristoforo Colombo 64. A Palermo la protesta si terrà dalle 10.30 in piazza Ottavio Ziino, davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Salute. A Milano, dalle 10 alle 12, lo Smi parteciperà alla manifestazione organizzata dalla Libera associazione di medicina generale in piazza Duca d’Aosta.
La petizione supera le 9.800 firme
Il Sindacato Medici Italiani ha espresso soddisfazione anche per il risultato della petizione numero 1451, promossa dalla Segretaria generale Pina Onotri per chiedere interventi legislativi e risorse destinate alla riforma della medicina generale. In 40 giorni l’iniziativa ha raccolto più di 9.800 firme. Il testo è stato assegnato alla Commissione Affari Sociali di Montecitorio durante la seduta della Camera del 9 settembre. Per lo Smi, il prossimo obiettivo è arrivare alla discussione parlamentare.
Fimmg resta fuori
Una posizione diversa arriva dalla Federazione italiana medici di medicina generale. La Fimmg Milano ha annunciato che non aderirà allo sciopero, pur riconoscendo il disagio della categoria e, in particolare, quello dei professionisti più giovani, alle prese con carichi di lavoro definiti “insostenibili” e spesso estranei all’attività clinica. “La protesta è più che legittima e condivisibile”, precisa la Federazione, ma la chiusura degli studi per due giorni, secondo il sindacato, non produrrà risultati concreti. La strada indicata passa invece attraverso soluzioni contrattuali capaci di rafforzare il lavoro dei medici di famiglia sul territorio.
Il confronto sulle Case della Comunità
In Lombardia la Fimmg punta sul potenziamento delle Forme Associative Avanzate, strutture dotate di personale di studio e infermieristico che consentono di ampliare l’assistenza nell’arco della giornata. Il modello permette di affiancare alle visite ordinarie la prevenzione, la presa in carico dei malati cronici e l’assistenza domiciliare per anziani e persone fragili.
La Federazione chiede inoltre che all’interno di queste forme associative possano essere offerte prestazioni diagnostiche, compresa la telemedicina, oggi erogabili dai professionisti soltanto individualmente.
Resta aperto anche il nodo della presenza dei medici di famiglia nelle Case della Comunità. Per la Fimmg questo servizio non deve diventare “una medicina di serie B”, ridotta a una sorta di guardia medica diurna dedicata a ricette e certificati di malattia. Un punto che il sindacato intende portare avanti al tavolo delle trattative.





