I biocarburanti da materie prime rinnovabili possono rappresentare per l’Europa non soltanto uno strumento di decarbonizzazione dei trasporti, ma anche una leva di sicurezza energetica, diversificazione degli approvvigionamenti e tutela della competitività industriale. È il messaggio al centro dello studio realizzato da TEHA Group insieme a Eni e presentato nell’ambito del Forum di Cernobbio organizzato da TEHA.
Uno scenario energetico profondamente cambiato
Il punto di partenza dell’analisi è il mutamento dello scenario energetico globale rispetto alla fase in cui è stato concepito il Green Deal. Secondo lo studio, le crisi degli ultimi anni hanno evidenziato come la dipendenza da tecnologie, materie prime e capacità produttive possa produrre conseguenze sistemiche e mettere a rischio la sicurezza energetica europea. In questo quadro, biocarburanti come HVO, Hydrogenated Vegetable Oil, e SAF, Sustainable Aviation Fuel, vengono indicati come soluzioni già disponibili per diversificare le fonti di approvvigionamento, ridurre le emissioni di gas serra lungo la filiera e, allo stesso tempo, preservare capacità produttive e competenze industriali in Europa.
“Evitare di sostituire una dipendenza con un’altra”
Per Valerio De Molli, managing partner e Ceo di TEHA Group, l’Europa deve evitare che il percorso di transizione energetica si traduca semplicemente nel passaggio da una dipendenza a un’altra. “Una transizione che sostituisce una dipendenza con un’altra non rafforza il continente, ne trasferisce soltanto la vulnerabilità”, ha sottolineato De Molli. In questa prospettiva, i biocarburanti vengono considerati non soltanto una leva per ridurre le emissioni nei trasporti, ma anche uno strumento di diversificazione, sicurezza energetica e politica industriale.
Secondo De Molli, occorre quindi superare un approccio prevalentemente regolatorio e adottare una visione più pragmatica e industriale, capace di tenere conto anche dei nuovi rischi geopolitici.
“Una soluzione già disponibile per i trasporti”
La sfida indicata dallo studio è conciliare la transizione energetica con la competitività industriale e con la sostenibilità economica e sociale. In questo contesto, Stefano Ballista, Ceo di Enilive, ha evidenziato il carattere immediatamente disponibile dei biocarburanti. Questi combustibili, secondo Ballista, possono contribuire a ridurre le emissioni del settore dei trasporti lungo l’intera filiera, sono ampiamente disponibili, possono essere distribuiti attraverso le infrastrutture esistenti e risultano utilizzabili in gran parte delle motorizzazioni diesel attualmente in circolazione.
I biocarburanti vengono quindi presentati come una soluzione complementare agli altri vettori energetici, in grado di rafforzare contemporaneamente sicurezza energetica e competitività industriale europea.
Innovazione e riconversione industriale
L’esperienza maturata da Eni viene richiamata anche come esempio del ruolo che innovazione tecnologica, competenze industriali e professionalità possono avere nei processi di trasformazione. Secondo Ballista, la combinazione di questi fattori può contribuire a generare valore, occupazione e sviluppo sostenibile, sostenendo allo stesso tempo la capacità competitiva dell’Europa.
Le proposte ai policy maker europei
Lo studio formula infine una serie di proposte rivolte ai decisori europei, con l’obiettivo di passare da un’impostazione prevalentemente restrittiva a un approccio giudicato più pragmatico. Uno dei punti centrali riguarda il metodo di misurazione delle emissioni. Secondo l’analisi, l’Europa dovrebbe superare una valutazione concentrata soltanto sulle emissioni allo scarico e prendere invece in considerazione le emissioni generate lungo l’intera filiera, così da riconoscere anche il contributo immediato dei biocarburanti alla riduzione dei gas serra.
Sostenere tecnologie già mature e scalabili
Un altro indirizzo proposto riguarda le tecnologie da sostenere nel percorso di transizione. Lo studio sottolinea come il cambiamento non possa essere affidato esclusivamente a soluzioni destinate a raggiungere la piena maturità nel lungo periodo. L’indicazione è quindi quella di valorizzare anche tecnologie già disponibili, scalabili e capaci di produrre risultati misurabili. Parallelamente, viene evidenziata la necessità di trasformare la base industriale europea, sostenendo la conversione degli impianti esistenti in bioraffinerie e preservando capacità produttive, competenze professionali e occupazione.
Tracciabilità e dati reali per misurare la sostenibilità
L’ultima proposta riguarda la verifica della sostenibilità dei biocarburanti. Il documento indica la necessità di basare le valutazioni su dati reali, facendo ricorso a misurazioni sul campo, sistemi di tracciabilità e tecnologie digitali. L’obiettivo è riconoscere le produzioni realmente addizionali e quelle caratterizzate dai livelli di sostenibilità più elevati, inserendo così i biocarburanti in una strategia europea che tenga insieme decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti e difesa della base industriale.





