Il presidente del Camerun, Paul Biya, è rientrato giovedì a Yaoundé dopo un’assenza di oltre dieci settimane, la più lunga del suo mandato quarantennale. Il ritorno del leader 93enne, che governa il Paese dal 1982, arriva dopo settimane di speculazioni sulla sua salute e sul rischio di un vuoto di potere in uno degli Stati più strategici dell’Africa centrale. Biya è atterrato all’aeroporto internazionale della capitale a bordo di un volo proveniente da Ginevra, dove si trovava dal 7 giugno per quello che il suo ufficio aveva definito “un breve soggiorno privato in Europa”.
Il presidente non è stato ripreso mentre scendeva dall’aereo e non ha rilasciato dichiarazioni: si è limitato a salutare i sostenitori dal finestrino del veicolo che lo ha scortato fuori dall’aeroporto. La lunga assenza ha riacceso il dibattito sulla gestione del potere in Camerun, un Paese privo di un vicepresidente e con un sistema istituzionale fortemente accentrato. L’opposizione ha accusato il governo di essere “in modalità autopilota”, sostenendo che Biya delega di fatto la governance a collaboratori fidati e membri della famiglia durante i suoi frequenti soggiorni in Europa. Il presidente ha iniziato il suo ottavo mandato a novembre, dopo un’elezione contestata che ha scatenato proteste e scontri, con almeno 16 morti secondo i dati ufficiali.
La tensione riflette il divario generazionale: oltre il 70% dei camerunesi ha meno di 35 anni, mentre Biya è al potere da più tempo di quanto la maggior parte della popolazione sia in vita. In aprile, il Parlamento ha ripristinato la figura del vicepresidente, una mossa che l’opposizione ha definito un tentativo di consolidare ulteriormente il controllo del capo dello Stato, poiché Biya può nominare e revocare il vice a suo piacimento e definirne le competenze.





