Il presidente Vladimir Putin ha ispezionato giovedì il sarcofago aperto di Dmitry Donskoy, il principe guerriero del XIV secolo considerato uno dei padri fondatori della Russia medievale. I suoi resti, rimasti nascosti per secoli, sono stati rinvenuti durante i lavori di restauro nella Cattedrale dell’Arcangelo, all’interno del Cremlino. La cattedrale, luogo di sepoltura di oltre 40 zar e principi, custodisce alcune delle figure più importanti della storia russa. Si sapeva che Donskoy fosse sepolto lì, ma la scoperta del mese scorso — in una cripta vicino al muro meridionale — ha sorpreso gli storici, che ritenevano il corpo collocato altrove nell’edificio.
Putin si è fermato accanto al sarcofago di pietra bianca, ha acceso una candela e ha ascoltato gli esperti descrivere il processo di identificazione dei resti, secondo quanto riportato dall’agenzia RIA. La Chiesa ortodossa russa ha annunciato che lo scheletro, quasi completo e ben conservato, apparteneva a un uomo alto poco meno di 180 cm, morto tra i 35 e i 45 anni per cause naturali. “Tutte queste caratteristiche corrispondono alle fonti storiche”, ha dichiarato la Chiesa. Donskoy, morto nel 1389 a 39 anni, governò i principati di Moscovia e Vladimir, che avrebbero poi formato il nucleo dello stato russo.
È ricordato per aver costruito la prima fortezza in pietra del Cremlino, per aver ampliato i territori della Moscovia e soprattutto per la vittoria contro l’Orda mongola nella celebre battaglia del fiume Don del 1380, da cui deriva il suo soprannome. La scoperta dei suoi resti arriva in un momento in cui il Cremlino continua a valorizzare le figure storiche che incarnano forza, continuità e identità nazionale. La visita di Putin, carica di simbolismo, sottolinea il ruolo di Donskoy come eroe fondativo e come riferimento nella narrazione storica contemporanea.





