Volodymyr Zelensky valuta la rimozione del comandante in capo delle Forze armate, Oleksandr Syrsky, nel tentativo di disinnescare la più grave crisi ai vertici militari dall’inizio del suo mandato. Secondo il Financial Times, il presidente riunirà nel fine settimana i principali comandanti per esaminare la situazione al fronte e i possibili successori. Il cambio sarebbe deciso soltanto in presenza di una figura capace di garantire una transizione senza scosse e di mantenere la difesa lungo i circa 1.200 chilometri della linea di combattimento. L’ipotesi ha preso corpo dopo che le proteste contro la destituzione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov si sono trasformate in una contestazione diretta di Syrsky.
Migliaia di persone si sono radunate venerdì sera davanti all’amministrazione presidenziale gridando “Syrsky fuori”. Fedorov aveva accusato il comandante in capo di avere ostacolato le riforme del ministero e aveva chiesto a Zelensky di sostituire anche il capo di Stato maggiore. Il ministro uscente era considerato il principale promotore della trasformazione tecnologica delle Forze armate e del crescente impiego dei droni. Anche alcuni alti ufficiali hanno chiesto che le riforme avviate durante il suo mandato non vengano abbandonate.
Nel frattempo il presidente ha affidato ad interim il ministero della Difesa a Yevhen Khmara, già comandante del centro per le operazioni speciali Alpha, e ha nominato Oleksandr Poklad alla guida temporanea del Servizio di sicurezza ucraino. Poklad, già responsabile del controspionaggio e vicecapo dell’Sbu, era stato insignito nel 2025 del titolo di Eroe dell’Ucraina.
Il riassetto coinvolge anche il resto dell’esecutivo: Serhii Koretskyi ha sostituito Ioulia Svyrydenko alla guida del governo, mentre Andriy Sybiga è stato confermato ad interim agli Esteri. Zelensky avrebbe inoltre proposto al ministro dell’Interno Ihor Klymenko la segreteria del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa.
Droni sulla regione di Mosca
Sul piano militare, Kiev ha lanciato nella notte oltre 370 droni verso la regione di Mosca. Il sindaco Sergei Sobyanin ha affermato che la maggior parte è stata neutralizzata e che 64 velivoli sono stati abbattuti mentre si avvicinavano alla capitale. Un centro logistico è stato colpito con un bilancio salito a otto morti e decine di feriti; a Noginsk, la caduta di un drone ha incendiato un deposito petrolifero e costretto all’evacuazione di un vicino ospedale di maternità. Zelensky ha rivendicato attacchi contro due strutture logistiche nelle regioni di Mosca e Tambov, situate rispettivamente a oltre 500 e quasi 700 chilometri dal fronte e utilizzate, secondo Kiev, per rifornire la produzione russa di droni e sistemi di navigazione. Colpiti anche un impianto petrolifero e obiettivi nelle acque del Mar Nero e del Mar d’Azov e nella Crimea occupata.
Raid russi su Odessa
La Russia ha continuato a colpire il sud dell’Ucraina. Secondo le autorità di Kiev, i bombardamenti delle ultime 24 ore hanno provocato 11 morti e 62 feriti. Nella notte Mosca ha impiegato due missili balistici Iskander-M, due antinave Oniks, tre missili guidati Kh-59/69 e 90 droni a lungo raggio, centrando 19 località. L’obiettivo principale è stata la regione di Odessa, dove un attacco ha danneggiato la nave mercantile Venturo, uccidendo un civile. Diciassette marinai filippini sono stati tratti in salvo dalla Marina ucraina.
In Crimea l’Fsb ha intanto annunciato l’arresto di due cittadine russe accusate di collaborare con i servizi ucraini. Una sarebbe coinvolta nell’attentato del 2024 contro l’auto di un militare a Sebastopoli; l’altra avrebbe finanziato le forze di Kiev e raccolto informazioni su infrastrutture energetiche, aeroporti e installazioni militari.
Secondo l’intelligence ucraina, infine, Mosca starebbe preparando per l’autunno una mobilitazione di oltre 500 mila persone, parte delle quali potrebbe essere inviata rapidamente sul fronte orientale. Il Cremlino non ha confermato l’indiscrezione. A Mosca era attesa ieri anche la ministra degli Esteri nordcoreana Choe Son-hui, nel quadro del crescente coordinamento tra Russia e Corea del Nord.





