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Hormuz, guerra sulle rotte del petrolio: tre navi colpite e raid Usa sull’Iran

Un marinaio morto e otto feriti sulle petroliere emiratine. Washington bombarda per cinque ore porti, raffinerie e installazioni militari. Teheran attacca le basi americane in Bahrein e Giordania e conferma il blocco dello Stretto.
mercoledì, 15 Luglio 2026
2 minuti di lettura

La guerra tra Stati Uniti e Iran si è ulteriormente estesa alle rotte energetiche del Golfo, con nuovi attacchi alle navi mercantili e bombardamenti incrociati dalle coste iraniane alla penisola arabica. Due missili da crociera iraniani hanno colpito le petroliere emiratine Mombasa e Al Bahiyah mentre attraversavano la rotta meridionale dello Stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell’Oman. Un marinaio indiano è morto e altri otto membri degli equipaggi (sei indiani e due ucraini) sono rimasti feriti, quattro in modo grave. Gli incendi divampati a bordo sono stati domati. Abu Dhabi ha denunciato una “grave escalation” e si è riservata “il pieno diritto di rispondere” per proteggere territorio, cittadini e residenti.

Nelle stesse ore la Stolt Magnesium, petroliera chimica della compagnia Stolt Tankers, è stata colpita al largo dell’Oman da un ordigno esterno non identificato: l’esplosione ha provocato un incendio nella sala macchine, ma l’equipaggio è rimasto illeso. Muscat ha esortato tutte le parti a rispettare il diritto internazionale, assicurando di lavorare “in modo trasparente e neutrale” per ripristinare la libertà di navigazione. Teheran ha tuttavia escluso la riapertura dello Stretto finché proseguiranno le “aggressioni americane”: “Il rispetto dei diritti del popolo iraniano è l’unica via”, ha dichiarato un portavoce militare.

Cinque ore di bombardamenti

Le forze statunitensi da parte loro hanno concluso una nuova offensiva durata circa cinque ore, la terza serie di raid in una settimana. Washington sostiene di aver colpito decine di obiettivi per ridurre la capacità iraniana di attaccare le navi commerciali e le installazioni americane nella regione. Quattro località sono state bombardate a Bushehr, città portuale che ospita l’unica centrale nucleare iraniana. Nel mirino anche Abadan, sede della più antica raffineria del Medio Oriente, e Mahshahr, uno dei maggiori poli petrolchimici del Paese, entrambi nel Khuzistan vicino ai confini con Iraq e Kuwait.

Secondo l’agenzia Fars, tre persone sono morte nei raid notturni nella provincia di Hormozgan. Cinque esplosioni sono state inoltre segnalate a ovest di Bandar Abbas, principale porto iraniano sullo Stretto. Teheran ha minacciato una “risposta devastante” se Donald Trump darà seguito all’ipotesi di bombardare Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo vicino a Natanz indicato dal presidente americano come possibile prossimo obiettivo.

Trump ha definito fallito il memorandum raggiunto il mese scorso: “Era una prova. Quando si ha a che fare con dei farabutti, gli accordi non significano molto. Non hanno superato la prova”. Ha inoltre affermato che gli Stati del Golfo dovranno rimborsare Washington per la protezione militare ricevuta. La Casa Bianca ha anche revocato la deroga che permetteva temporaneamente alcune vendite di greggio iraniano, mentre il ministro del Petrolio Mohsen Paknejad ha assicurato che le esportazioni continueranno “come di consueto”. L’escalation ha spinto il petrolio oltre gli 86 dollari al barile, alimentando i timori per l’inflazione e per la sicurezza di una rotta attraverso cui transita una quota decisiva dell’energia mondiale.

La risposta iraniana

I Pasdaran hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro installazioni statunitensi in Bahrein, tra cui la sede della Quinta Flotta, depositi di carburante, centri satellitari e radar Patriot e C-Ram. Manama ha comunicato di aver intercettato diversi vettori, accusando l’Iran di avere minacciato anche zone civili.La Guardia rivoluzionaria ha inoltre sostenuto di aver colpito una base americana in Giordania. Amman ha però riferito di aver abbattuto quattro missili entrati nello spazio aereo nazionale dal territorio iraniano.

Intanto aumenta il rischio di un nuovo fronte nel Mar Rosso. Secondo Axios, Trump ha dato il proprio sostegno all’Arabia Saudita per eventuali attacchi contro gli Houthi. Il bombardamento saudita dell’aeroporto di Sana’a e la successiva rappresaglia missilistica dei ribelli rappresentano la più grave escalation tra le due parti dal 2022 e potrebbero porre fine alla tregua informale in vigore da quattro anni.

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