Ultimamente non si parla d’altro che di “Backrooms”, l’horror di Kane Parsons, che sta facendo il giro del mondo e sta registrando un successo unico al botteghino. Il film nasce da un’immagine condivisa sul sito web “4chan” nel 2019. La foto raffigurava una stanza vuota, con pareti e moquette gialla. Un luogo anonimo, familiare, ma in qualche modo sbagliato. Sotto quell’immagine un utente scrisse: “Se non stai attento e ti ritrovi fuori dalla realtà nelle zone sbagliate finirai nelle Backrooms, dove non c’è altro che la puzza di vecchia moquette umida, la follia del giallo monocromatico, l’incessante rumore di fondo delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate a caso in cui rimanere intrappolati. Che Dio ti salvi se senti qualcosa aggirarsi nelle vicinanze, perché di sicuro ha sentito te”.
Le Backrooms
Da lì la fantasia collettiva ha fatto il resto, trasformando quella foto in un universo narrativo infinito basato sul concetto di “spazi liminali”, luoghi che suscitano inquietudine, nostalgia e malinconia perché sembrano familiari, sembrano appartenere alla nostra quotidianità. Nel 2022, poi, un giovanissimo Kane Parsons pubblica su YouTube il cortometraggio horror “The Backrooms (Found Footage)”, che diventa un fenomeno globale e attira l’attenzione della casa di produzione A24, che decide di realizzarne un film.
Alle origini delle creepypasta
Alla base del successo di “Backrooms” c’è il mondo delle creepypasta, racconti brevi, inquietanti, disturbanti, spesso anonimi e collettivi, che circolano da un forum all’altro. Internet si trasforma così nel luogo dove prendono vita nuove forme di folklore e miti contemporanei, che non si diffondono più intorno a un fuoco, ma attraverso siti web, community digitali e piattaforme social.
Le creepypasta sono testimoni di un immaginario che si sta ridefinendo. Il termine nasce dall’unione di creepy e copypasta, letteralmente “inquietante” e “testo copiato e incollato ripetutamente sul web”. Le loro radici affondano nelle catene di Sant’Antonio diffuse via e-mail negli Anni ‘90, ma il fenomeno come lo conosciamo oggi nasce nei primi anni Duemila, attraverso piattaforme dove regna l’anonimato come 4chan. Questi spazi diventano il terreno perfetto per storie che devono sembrare vere, realistiche, imperfette e circondate da un alone di mistero. Con il tempo nascono anche siti dedicati come Creepypasta Wiki e forum in cui gli utenti collaborano per espandere i racconti e creare veri e propri universi narrativi.
Le leggende più famose
Tra le leggende più celebri c’è Slender Man, personaggio nato nel 2009 da Eric Knudsen per un concorso fotografico. Slender Man è una figura stilizzata, snella, alta, senza volto e con arti allungati e tentacoli che fuoriescono dalla schiena. Si aggira in luoghi abbandonati o boschi e rapisce, soprattutto, bambini e adolescenti. Altre storie riguardano i cosiddetti “media maledetti”, ovvero episodi perduti di cartoni animati, videogiochi corrotti o file che non dovrebbero esistere.
Una nuova forma di folklore
Siamo di fronte a un vero e proprio folklore digitale. Diversi studi antropologici parlano di “digital folklore”, l’insieme di tradizioni, costumi, leggende metropolitane e meme che nascono e si evolvono attraverso Internet. E quindi le creepypasta, come le storie tramandate oralmente, perdono la loro origine e diventano patrimonio comune aperto a infinite varianti. E, proprio come il folklore del passato, incarnano le paure e le ansie odierne. Solitudine, alienazione, dipendenza dalla tecnologia, perdita di controllo, identità frammentata e un mondo iperconnesso, ma emotivamente distante, sono solo alcuni dei timori che emergono attraverso questi racconti. Queste leggende allora spaventano perché mostrano chi siamo attraverso le nostre paure più intime. Sono il folklore di una generazione che vive attraverso gli schermi.
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