La pubblicazione del video in cui il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben‑Gvir schernisce attivisti internazionali detenuti ha scatenato una tempesta diplomatica senza precedenti.
Le immagini, che mostrano decine di persone inginocchiate, con la fronte a terra e le mani legate, mentre il ministro sventola una bandiera israeliana gridando slogan nazionalisti, hanno provocato reazioni durissime da parte dei governi i cui cittadini erano a bordo della flottiglia diretta verso Gaza.
Il primo a condannare è stato l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee che ha definito il comportamento di Ben‑Gvir “spregevole” e “un tradimento della dignità della nazione”. A ruota sono arrivate le proteste di Roma: la premier Giorgia Meloni ha parlato di immagini “inaccettabili”, chiedendo il rilascio immediato dei cittadini italiani e scuse formali per i maltrattamenti. Londra e Madrid hanno usato toni altrettanto severi, denunciando violazioni della dignità umana e contattando le famiglie dei detenuti.
La flottiglia, composta da oltre 400 attivisti provenienti da 40 Paesi, era stata intercettata martedì in acque internazionali. Mercoledì anche il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha definito l’azione “del tutto fuori luogo”. Di fronte all’ondata di indignazione, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha preso le distanze dal suo ministro, affermando che il trattamento riservato agli attivisti “non rispecchia i valori di Israele” e ordinando l’espulsione rapida del gruppo.
La crisi esplode mentre le organizzazioni per i diritti umani denunciano abusi sistematici nei centri di detenzione israeliani dall’inizio della guerra a Gaza. Per Sari Bashi, direttrice del Comitato pubblico contro la tortura in Israele, il video è la prova di una cultura dell’impunità che incoraggia i maltrattamenti. L’ONG Adalah parla di “schemi ricorrenti” già documentati in precedenti missioni umanitarie.





