Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, esponente dell’ala ultranazionalista del governo, ha dichiarato martedì che il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) avrebbe richiesto un mandato di arresto nei suoi confronti, definendo la mossa “una dichiarazione di guerra contro Israele”.
L’annuncio, pronunciato dal suo ufficio di Gerusalemme, ha immediatamente acceso nuove tensioni diplomatiche. Smotrich non ha specificato le motivazioni del presunto mandato, ma ha lasciato intendere che siano legate alla massiccia espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, da lui stesso promossa.
Ad aprile, Israele ha approvato oltre 30 nuovi avamposti e fattorie per coloni, parte di una strategia volta a consolidare il controllo sul territorio e a escludere la possibilità di uno Stato palestinese. Nel suo discorso, Smotrich ha definito l’espansione “una rivoluzione” in quella che ha chiamato Giudea e Samaria, usando il termine biblico per la Cisgiordania. Ha rivendicato l’approvazione di più di 100 nuovi insediamenti durante l’attuale governo e ha promesso di rendere “irreversibile” l’impresa dei coloni. Ha inoltre annunciato l’evacuazione “immediata” della comunità beduina di Khan al‑Ahmar, a est di Gerusalemme, come risposta alla richiesta della CPI. La Corte penale internazionale, contattata dalla CNN, ha dichiarato di non poter commentare procedimenti coperti da segreto istruttorio.
Un funzionario israeliano ha riferito che la CPI potrebbe richiedere mandati anche per il ministro della Difesa Israel Katz e per il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che ha affermato di non essere “né spaventato né scoraggiato”. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, conquistata alla Giordania nel 1967, sono considerati illegali dal diritto internazionale e dalle Nazioni Unite. L’ONU riconosce la Cisgiordania e Gerusalemme Est come territori occupati, rivendicati dai palestinesi per un futuro Stato.





