Una giuria federale degli Stati Uniti ha condannato quattro uomini della Florida meridionale per il loro ruolo nell’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse, ucciso nella sua residenza privata a Port-au-Prince nel luglio 2021. La sentenza, arrivata dopo settimane di testimonianze e ricostruzioni, segna una svolta decisiva in un caso che ha scosso Haiti e messo in luce una rete internazionale di complicità, affari opachi e ambizioni politiche. I quattro imputati, tutti legati a società di sicurezza private e a operazioni paramilitari, sono stati riconosciuti colpevoli di aver partecipato alla pianificazione logistica e al reclutamento del commando che fece irruzione nella casa del presidente, uccidendolo con numerosi colpi d’arma da fuoco. Secondo i procuratori, gli uomini avevano contribuito a organizzare l’operazione dalla Florida, fornendo supporto finanziario, equipaggiamento e contatti con ex militari colombiani poi coinvolti nell’attacco.
Le indagini hanno rivelato un intreccio di interessi economici e politici, con l’obiettivo dichiarato di sostituire Moïse con un governo più favorevole agli affari degli organizzatori. La giuria ha ritenuto che gli imputati fossero consapevoli della natura violenta del complotto e che avessero agito con piena intenzione di facilitare l’assassinio. La condanna arriva mentre Haiti continua a vivere una delle crisi più profonde della sua storia recente, con bande armate che controllano vaste aree della capitale e istituzioni statali paralizzate.
Per Washington, il processo rappresenta un tentativo di ristabilire un minimo di responsabilità in un contesto segnato da impunità e instabilità. Le famiglie delle vittime e la comunità haitiana negli Stati Uniti hanno accolto la decisione come un passo importante, pur ricordando che molti protagonisti del complotto restano ancora a piede libero. La sentenza, che prevede pene potenzialmente molto severe, sarà formalizzata nelle prossime settimane.






