terra e microbi aiutano il sistema immunitario dei bambini.

Troppo puliti per stare bene? Il paradosso dell’igiene nei bambini

Dalle ricerche di Aki Sinkkonen all’Università di Helsinki emerge un paradosso moderno: l’igiene ha salvato milioni di vite, ma un eccesso di sterilità potrebbe indebolire il sistema immunitario. Il ritorno alla natura, anche in città, diventa una nuova frontiera della prevenzione
Leggi l'articolo

Negli ultimi anni le ricerche condotte da Aki Sinkkonen dell’Università di Helsinki hanno contribuito a ridefinire in modo significativo il nostro modo di pensare al rapporto tra igiene, ambiente e salute dei bambini. In una società in cui la pulizia è spesso considerata sinonimo automatico di benessere questi studi suggeriscono una prospettiva più complessa. In altre parole un ambiente troppo sterile potrebbe, in alcuni casi, ostacolare lo sviluppo naturale del sistema immunitario.

Per comprendere il senso di queste ricerche è utile fare un passo indietro. Già alla fine degli anni Ottanta l’epidemiologo David P. Strachan osservò un fenomeno curioso, ossia che i bambini cresciuti in famiglie numerose, quindi più esposti a infezioni e microrganismi, sviluppavano meno allergie rispetto a quelli cresciuti in ambienti più controllati. Da questa osservazione nacque la cosiddetta “ipotesi dell’igiene”, secondo cui una ridotta esposizione ai microbi nei primi anni di vita può compromettere la maturazione del sistema immunitario.

L’igiene salva la vita

Questa intuizione si inserisce, però, in una storia più ampia, in cui l’igiene ha avuto un ruolo decisivo nel salvare vite umane. Le innovazioni introdotte da figure come Ignaz Semmelweis, che dimostrò l’importanza del lavaggio delle mani in ambito ospedaliero, e Louis Pasteur, che contribuì a fondare la microbiologia moderna, hanno ridotto drasticamente la mortalità infantile. Grazie a pratiche igieniche, vaccini e antibiotici, malattie un tempo devastanti sono state controllate, rendendo l’infanzia molto più sicura rispetto al passato.

Il mito della pulizia assoluta

Il punto, dunque, non è mettere in discussione l’igiene in sé, ma capire cosa succede quando viene portata all’estremo. Negli ultimi decenni, soprattutto nei contesti urbani e nei Paesi industrializzati, si è assistito a un aumento delle pratiche di sterilizzazione nella cura dei neonati, con ambienti domestici altamente sanificati, uso frequente di detergenti antibatterici, riduzione del contatto con ambienti naturali. Questo cambiamento è avvenuto parallelamente a un aumento significativo di allergie, asma e malattie autoimmuni.

È proprio qui che si inseriscono le ricerche di Sinkkonen, che sviluppano e aggiornano queste teorie con quella che viene definita “ipotesi della biodiversità”. Secondo questa prospettiva il problema è la riduzione del contatto con una vasta gamma di microrganismi ambientali benefici. Il sistema immunitario umano si è evoluto in costante interazione con questi microbi e ha bisogno di questa esposizione per imparare a funzionare correttamente.

Portare la natura in città

Per verificare la fondatezza di queste idee il gruppo dell’Università di Helsinki ha condotto esperimenti concreti, intervenendo direttamente negli ambienti quotidiani dei bambini. In uno degli studi più noti, di cui hanno parlato soprattutto i social, alcuni cortili di asili urbani sono stati trasformati con la reintroduzione di elementi tipici degli ecosistemi forestali, come terreno organico, erba, muschi e piante al posto delle pavimentazioni sintetiche. I bambini hanno continuato a giocare come sempre, ma in un contesto molto più ricco dal punto di vista microbiologico.

Dopo appena un mese i risultati hanno mostrato cambiamenti significativi. Il microbioma della pelle e dell’intestino dei bambini era diventato più diversificato, avvicinandosi a quello dei bambini che vivono in ambienti rurali. Sono stati osservati anche segnali di una migliore regolazione del sistema immunitario, con una riduzione dei marcatori associati all’infiammazione e alle reazioni allergiche.

Anche la sabbia può fare la differenza

Non è, dunque, necessario vivere in una foresta per ottenere questi benefici. Lo studio intitolato “A placebo-controlled double-blinded test of the biodiversity hypothesis” del 2023, condotto sempre dal gruppo guidato da Sinkkonen insieme e altri ricercatori finlandesi ha dimostrato che anche interventi più semplici, come l’uso di sabbia arricchita con microbi naturali, possono produrre effetti simili in tempi relativamente brevi, suggerendo che sia possibile ripensare gli spazi urbani in modo da reintrodurre una certa biodiversità microbica, senza rinunciare alla sicurezza.

Alla base di tutto questo c’è il ruolo del microbioma, l’insieme dei microrganismi che vivono sul nostro corpo e al nostro interno. Quando i bambini giocano nella terra, nel fango o sull’erba entrano in contatto con una grande varietà di microbi. Questa esposizione funziona come una sorta di “allenamento” per il sistema immunitario, che impara a distinguere tra minacce reali e sostanze innocue. In assenza di questo allenamento il sistema immunitario può diventare iper-reattivo, aumentando il rischio di allergie e infiammazioni croniche.

Gli antibiotici versus l’“effetto fattoria”

Alcune ricerche contemporanee, pubblicate ad esempio sul Journal of Microbiology, Immunology and Infection, rafforzano questa interpretazione. L’uso eccessivo di prodotti antibatterici come gli antibiotici nei primi anni di vita è stato associato a un aumento del rischio di allergie, mentre crescere in ambienti rurali o a contatto con animali sembra avere un effetto protettivo, un fenomeno spesso definito “effetto fattoria”. Questi dati convergono verso la stessa conclusione, che non tutti i microbi sono nemici e una loro completa eliminazione può avere conseguenze indesiderate.

Le implicazioni di queste scoperte sono rilevanti non solo per la medicina, ma anche per l’educazione e la progettazione degli spazi urbani. Ripensare i cortili degli asili, aumentare le aree verdi e favorire il gioco libero in ambienti naturali non è soltanto una scelta pedagogica, ma può diventare una forma di prevenzione sanitaria.

In definitiva, l’igiene moderna ha salvato milioni di bambini e continua a essere fondamentale. Tuttavia, le ricerche più recenti suggeriscono che la sfida attuale non è scegliere tra pulizia e natura, ma trovare un equilibrio tra protezione dai patogeni e esposizione alla biodiversità microbica. In questo equilibrio, permettere ai bambini di giocare nella terra, sporcarsi e interagire con l’ambiente naturale non rappresenta un passo indietro, ma una riscoperta di un elemento essenziale per lo sviluppo umano.

Leggi anche:

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Una vita come tante”, il libro che continua a vendere milioni di copie

Dieci anni fa usciva il romanzo che ha scosso il…

“Una maschera color del cielo”.
Il dilemma dell’essere

Secondo Barbara Teresi, traduttrice dell’ultimo libro del romanziere palestinese Bassem…