La decisione del Kansas di invalidare migliaia di patenti di guida appartenenti a persone transgender ha aperto un fronte giudiziario che potrebbe ridefinire il rapporto tra identità di genere e documenti ufficiali negli Stati Uniti. Due uomini transgender hanno infatti avviato una causa contro lo Stato, contestando una legge che impone che le patenti riflettano esclusivamente il sesso assegnato alla nascita, annullando così documenti già aggiornati e legalmente riconosciuti. Secondo le organizzazioni che li rappresentano, tra cui l’ACLU, la norma viola diritti fondamentali come privacy, autonomia personale ed eguaglianza, rendendo il Kansas l’unico Stato americano a revocare retroattivamente modifiche già approvate ai documenti d’identità.
La legge, entrata in vigore a fine febbraio, ha avuto un impatto immediato: oltre mille residenti transgender si sono visti notificare che le loro patenti e i loro certificati di nascita non erano più validi, con l’obbligo di sostituirli con versioni conformi al sesso registrato alla nascita. In alcuni casi, la revoca del documento ha comportato anche l’impossibilità di votare, dato che il Kansas richiede un’identificazione valida per accedere alle urne. Il governatore aveva tentato di bloccare la norma con un veto, poi superato dalla maggioranza repubblicana del Parlamento statale.
La causa intentata dai due uomini transgender, identificati come Daniel Doe e Matthew Doe, chiede un’ingiunzione temporanea per sospendere l’applicazione della legge, definita “deumanizzante” e parte di una più ampia strategia politica volta a limitare la visibilità e i diritti delle persone transgender. Gli avvocati sostengono che la cancellazione dei documenti non solo espone i cittadini a discriminazioni e rischi concreti nella vita quotidiana, ma mina la certezza giuridica di atti già riconosciuti dallo Stato.



