Il presidente paraguayano Santiago Peña si è dimesso, travolto dalla crisi di Ueno Bank e da tre giorni di proteste che hanno scosso Asunción. Con il Parlamento impegnato a discutere una possibile procedura di impeachment, Peña ha annunciato la decisione con un video, sostenendo di voler tutelare la stabilità del Paese, la pace sociale e le istituzioni democratiche.
La caduta del presidente arriva pochi giorni dopo l’intervento della Banca centrale su Ueno, istituto digitale diventato in meno di cinque anni uno dei protagonisti del sistema finanziario del Paraguay, con oltre il 60% degli adulti tra i suoi clienti. Peña, che in passato aveva detenuto una partecipazione in una società collegata alla holding della banca, ha chiesto scusa alla popolazione senza però assumersi direttamente la responsabilità della crisi. La priorità, ha assicurato, sarà consentire ai depositanti di recuperare i propri risparmi.
La vicenda ha aperto interrogativi sui rapporti tra politica, autorità di vigilanza e mondo finanziario. Durante la presidenza Peña, Ueno aveva ricevuto ingenti depositi pubblici e circa 800 milioni di dollari custoditi dall’istituto provenivano dallo Stato, compresi fondi pensionistici e sanitari. Allo stesso tempo erano cresciuti i dubbi sulla concessione di prestiti a società legate ai proprietari della banca.
La svolta è arrivata quando gli ispettori hanno rilevato finanziamenti scarsamente documentati e spese contabilizzate impropriamente come attività. Le correzioni hanno fatto precipitare il capitale di Ueno sotto la metà del minimo legale, spingendo la Banca centrale a prendere il controllo dell’istituto. App, carte e trasferimenti sono stati bloccati, mentre migliaia di clienti hanno cercato di recuperare il denaro.
La rabbia si è rapidamente trasferita nelle strade. Pensionati, studenti, lavoratori e risparmiatori hanno manifestato chiedendo le dimissioni di Peña, mentre otto dirigenti di Ueno sono stati arrestati e decine di persone coinvolte nell’inchiesta. Con l’uscita di scena del presidente, la crisi bancaria si trasforma così in una resa dei conti sul sistema di potere del Colorado Party, forza dominante della politica paraguayana da decenni.





