Ventisette voli coinvolti, dieci collegati all’Italia, caccia militari decollati per scortare gli aerei e passeggeri costretti a lasciare i propri posti per consentire agli artificieri di controllare cabine e bagagli. Non è stato affatto una giornata semplice quella di ieri dato che per diverse ore una raffica di allarmi bomba ha messo in difficoltà il traffico aereo europeo, tra cambi di rotta, atterraggi imprevisti e collegamenti bloccati sulle piste. Alla fine nessun esplosivo è stato trovato, ma le minacce hanno impegnato forze dell’ordine, autorità aeroportuali ed equipaggi in numerosi Paesi. Tutto è partito da una serie di email anonime, recapitate alle compagnie aeree e alle società che gestiscono gli scali, con modalità simili a quelle già registrate due giorni fa, quando almeno sette segnalazioni si erano rivelate infondate. Questa volta gli episodi hanno interessato anche Francia, Spagna, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Austria, Danimarca e Italia, fino a richiedere l’intervento delle forze aeree militari in diversi punti del continente.
A Fiumicino, nelle prime ore del mattino, è arrivato un messaggio scritto in italiano e indirizzato ai dipendenti di Aeroporti di Roma e ad altre società dello scalo: “L’esplosione avverrà tra 60 minuti. Oggi il vostro cielo sarà rosso”, annunciava la mail, firmata dai sedicenti Combattenti dello Stato maschile, che facevano riferimento anche a una presunta lotta contro il “regime femminista”.
Da Fiumicino a Vienna
Il primo intervento nei cieli italiani ha riguardato un Finnair partito da Helsinki e diretto a Roma, raggiunto dai caccia dell’Aeronautica Militare dopo la segnalazione di un possibile ordigno a bordo. L’aereo è atterrato regolarmente a Fiumicino alle 9.30, ma per passeggeri ed equipaggio il viaggio si è concluso con l’attivazione delle procedure di sicurezza e l’arrivo degli artificieri della polizia, incaricati di verificare l’eventuale presenza di esplosivi. Non è arrivato invece a destinazione il volo Aer Lingus decollato da Dublino alle 6.25 e atteso nella Capitale. L’Airbus A320 è stato dirottato verso la base militare francese di Évreux, in Normandia, dove ha toccato terra in sicurezza dopo alcuni circuiti in volo. A bordo viaggiavano 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Un’altra deviazione ha interessato il Wizz Air WMT4BX, partito alle 7 da Milano Malpensa per Varsavia e indirizzato verso Vienna.
La stessa situazione si è ripetuta in Bulgaria, dove tre voli Ryanair diretti a Sofia sono finiti al centro delle segnalazioni. Due hanno raggiunto la capitale, mentre il terzo è stato trasferito a Plovdiv, con il coinvolgimento dell’Aeronautica militare. Anche in questi casi gli accertamenti non hanno individuato ordigni.
Minacce anche a Madrid, Varsavia e Charleroi
In Spagna sono bastati venti minuti perché alla Guardia Civil arrivassero tre email relative a sei collegamenti: due Air Europa da Madrid a Parigi e quattro Iberia provenienti da Roma e Milano. Gli aerei sono stati fermati o fatti rientrare al gate, mentre i passeggeri hanno dovuto lasciare le cabine per permettere agli specialisti di eseguire le perquisizioni. A Varsavia un volo Lot Polish Airlines diretto a Parigi è stato bloccato durante il rullaggio verso la pista, con il successivo trasferimento dei viaggiatori su un altro aeromobile. A Copenaghen, invece, una squadra militare specializzata nella ricerca di esplosivi ha esaminato due velivoli senza trovare nulla.
Nel primo pomeriggio l’allarme ha raggiunto anche un Ryanair proveniente da Pescara e diretto a Charleroi, in Belgio. Alle 13.13, nei servizi igienici dell’aereo, è stata scoperta la parola “bomba”. L’aeroporto ha disposto lo sbarco progressivo dei passeggeri, controllati uno per uno con l’ausilio di cani antiesplosivo, mentre gli operatori hanno ispezionato tutti i bagagli. Anche questa volta, al termine delle verifiche, nessuna traccia di ordigni.
La firma del gruppo estremista
A rendere ancora più inquietante la vicenda è la firma comparsa su alcune comunicazioni, quella dei Combattenti dello Stato maschile, nome che richiama il movimento russo ‘Male State’, fondato da Vladislav Pozdnyakov, noto per la propaganda ultranazionalista e misogina e bandito in Russia. La presenza della sigla, però, non dimostra che il gruppo sia effettivamente responsabile delle minacce, né permette di attribuire gli episodi a Mosca o a un’unica organizzazione. Per il Ministro della Difesa Guido Crosetto gli allarmi di questi giorni “fanno parte di una strategia per aumentare il caos”. Al termine del question time al Senato queste le parole del Ministro: “Per fortuna si sono rivelati tutti falsi. Sono, però, un esempio di come è facile innescare problemi, ansie, psicosi nei nostri Paesi”. Crosetto ha poi richiamato altri episodi avvenuti in Europa: “È tutto legato, i frigoriferi, il sangue in Francia, i droni, gli aerei… viviamo in questo periodo”.
Sul fronte delle indagini, resta ancora da capire chi abbia spedito le email e se dietro le diverse segnalazioni possa esserci una stessa regia. Al momento del bilancio diffuso ieri non risultavano arresti né persone identificate come responsabili.
L’Europa cerca una risposta comune
La Commissione europea ha sollecitato uno scambio di informazioni tra gli Stati interessati, le compagnie aeree, i gestori aeroportuali e le forze dell’ordine. Il Commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha ribadito che “qualsiasi minaccia contro i civili è inaccettabile e la sicurezza dei cittadini resta una priorità”, ma ha anche invitato alla prudenza, perché le indagini nazionali non consentono ancora di stabilire un collegamento tra gli episodi. Il Governo britannico ha parlato di “falsi allarmi dolosi”, mentre l’Amministratore delegato di Air France-Klm, Ben Smith, ha dichiarato di non aver mai riscontrato una successione di minacce formulate con un simile livello di coordinamento.





