La vittoria democratica alle elezioni americane di Midterm non cambia la linea del governo italiano nei confronti di Washington. A ribadirlo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un’intervista al nuovo Qn sottolinea come gli Stati Uniti restino “un alleato fondamentale indipendentemente da chi li governa o dalle maggioranze parlamentari”. La premier non risparmia una stoccata alla sinistra: “A differenza della sinistra, che ora riscoprirà, come per magia, che gli Stati Uniti sono un grande alleato”. E aggiunge: “Se così sarà, tuttavia, non possiamo che esserne contenti”. Meloni precisa poi che il governo non è solito commentare le dinamiche politiche interne di altri Paesi: “Gli americani hanno votato e il loro giudizio merita rispetto”.
Tajani: «Non sono Maga e non lo sarò mai»
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che in un’intervista al Messaggero definisce gli Stati Uniti «I nostri principali alleati», perché «costituiscono l’altra faccia dell’Occidente e rappresentano la più grande democrazia al mondo». Tajani rivendica però l’autonomia italiana: “Essere alleati degli Usa per noi significa dialogare a testa alta e a schiena dritta. Io non sono Maga e non lo sarò mai”, E chiarisce: “Essere alleati non significa essere sottomessi”. Tajani affronta anche i temi economici e sociali, ricordando che con la manovra il governo punta a sostenere ceto medio, giovani e anziani. “Faremo di tutto per migliorare la legge, intervenendo sulle pensioni e sulla scuola”.
Pechino conferma: avanti con la cooperazione
Anche la Cina conferma la volontà di mantenere aperto il dialogo con Washington, nonostante il nuovo equilibrio politico uscito dalle urne americane. Il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, ha definito le Midterm una questione interna agli Stati Uniti, ribadendo la disponibilità di Pechino a dare attuazione agli accordi raggiunti dai presidenti Xi Jinping e Donald Trump. L’obiettivo, ha spiegato, è rafforzare la comunicazione, gestire le divergenze e ampliare la cooperazione, costruendo relazioni sino-americane basate su “rispetto, equità e reciprocità”. Nessuna novità, invece, sui prossimi incontri tra i due leader e sulla tregua commerciale, attualmente prevista fino a gennaio 2027.
Rubio e il dopo Trump: spunta l’ipotesi Gor
La sconfitta repubblicana alle Midterm potrebbe avere ripercussioni anche sugli equilibri interni all’amministrazione Trump. Secondo il Washington Sun, tra funzionari del dipartimento di Stato e ambienti repubblicani circola l’ipotesi che Marco Rubio possa lasciare l’incarico per preparare una candidatura alla Casa Bianca nel 2028 o nel 2032. Il segretario di Stato, tuttavia, non ha manifestato pubblicamente questa intenzione. Tra i possibili successori viene indicato Sergio Gor, ambasciatore americano in India e stretto alleato di Trump. Secondo le ricostruzioni, Gor aspirerebbe a un ruolo di maggiore rilievo, ma ha smentito: “Non ho alcun interesse per un altro incarico”. Anche il dipartimento di Stato ha respinto le indiscrezioni, definendole «voci inventate da fonti anonime». Un funzionario della Casa Bianca ha liquidato l’articolo come falso. Un’eventuale nomina di Gor dovrebbe comunque passare dal Senato, dove i democratici hanno ora la maggioranza e in passato hanno votato contro il pacchetto di nomine che comprendeva anche il suo incarico di ambasciatore.
Musk cancella i post a sostegno dei repubblicani
Dopo la sconfitta elettorale, anche Elon Musk sembra rivedere la propria presenza nella campagna repubblicana. Secondo Forbes, il miliardario avrebbe iniziato a cancellare da X alcuni messaggi con cui invitava gli americani a votare per i candidati conservatori. Tra i contenuti rimossi ci sarebbe un post del 29 ottobre, fissato in cima al suo profilo, nel quale chiedeva di sostenere i repubblicani al Senato. La cancellazione sarebbe avvenuta mercoledì, mentre il democratico James Talarico festeggiava la vittoria in Texas contro Ken Paxton, sostenuto da Musk.
Vance guarda al 2028 e cerca una nuova alleanza
Intanto il vicepresidente JD Vance starebbe lavorando a una nuova intesa con i repubblicani delusi da Trump, in vista delle presidenziali del 2028. Lo riferisce Fox News, citando un funzionario dell’amministrazione. Al centro del progetto ci sarebbe la costruzione di una “nuova destra” capace di riunire le diverse anime del movimento originario America First. La piattaforma si articolerebbe attorno a quattro priorità: evitare il coinvolgimento degli Stati Uniti nei conflitti esteri, rendere il Paese più accessibile per le famiglie, favorire la natalità e rafforzare il controllo delle frontiere. Un progetto politico che, dopo il risultato delle Midterm, guarda già alla successione di Trump e alla ridefinizione degli equilibri nel Partito repubblicano.





