Si apre una fase di forte incertezza nel Sahara Occidentale dopo la conclusione della MINURSO, la missione di pace delle Nazioni Unite presente nel territorio dal 1991.
Il segretario generale Antonio Guterres ha espresso preoccupazione per la situazione della sicurezza e per il rischio di un’ulteriore escalation delle ostilità, invitando tutte le parti alla massima moderazione.
Il mandato della missione è scaduto alla mezzanotte del 31 ottobre, dopo che il Consiglio di Sicurezza non è riuscito a trovare un accordo sul suo rinnovo. Una proposta statunitense è stata bloccata dal veto della Russia, mentre un testo alternativo russo non ha raccolto i nove voti necessari per essere approvato.
Dal primo novembre è quindi iniziata la fase di liquidazione, con il progressivo ritiro del personale e la gestione delle attrezzature dell’ONU. La MINURSO era stata costituita nel 1991 per monitorare il cessate il fuoco e preparare un referendum attraverso il quale la popolazione del Sahara Occidentale avrebbe dovuto scegliere tra indipendenza e integrazione con il Marocco. Quel referendum, tuttavia, non si è mai svolto.
Dopo la rottura del cessate il fuoco nel 2020, la missione aveva continuato a osservare gli sviluppi militari e a svolgere una funzione di contenimento delle tensioni. La disputa resta così irrisolta. Rabat rivendica il territorio, mentre il Fronte Polisario sostiene l’indipendenza del popolo sahrawi.
La fine della presenza dei caschi blu rischia ora di privare l’area di uno dei principali strumenti internazionali di monitoraggio. Le Nazioni Unite assicurano comunque che l’impegno diplomatico proseguirà attraverso l’inviato personale del segretario generale, Staffan de Mistura, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile che garantisca l’autodeterminazione.
Dopo 35 anni, dunque, si chiude la storia della missione, ma non quella di un conflitto che continua a rappresentare uno dei nodi irrisolti del Nord Africa.





