Un’Europa che vuole rafforzare il proprio ruolo internazionale non può lasciare scoperto il fianco settentrionale, ma deve evitare di ripetere gli errori commessi in passato nel Mediterraneo. È quanto sostiene la Presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, in un intervento pubblicato sul Messaggero, nel quale richiama la necessità di una strategia europea capace di coniugare la sicurezza del Grande Nord con quella del fronte meridionale. Secondo Craxi l’Europa ha già pagato le conseguenze di una sorta di “rattrappimento baltico”, che nei decenni precedenti l’ha portata a dimenticare la propria proiezione nel Mediterraneo, area strategica per le migrazioni, l’energia, le rotte commerciali e la stabilità dell’Africa e del Medio Oriente: «Nord e Sud non sono priorità in competizione. Sono le due frontiere di un’unica sicurezza europea», afferma Craxi, sottolineando che l’attenzione verso l’Artico non deve trasformarsi in un nuovo pretesto per trascurare il Mare Nostrum.
La strategia italiana per l’Artico
Nel quadro delle nuove sfide geopolitiche, Craxi evidenzia come l’Italia disponga già di strumenti e competenze per contribuire alla presenza europea nell’Artico. La Presidente dei senatori azzurri richiama il documento strategico “La Politica Artica Italiana”, presentato lo scorso gennaio a Villa Madama dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Un piano che integra dialogo politico, sicurezza, ricerca scientifica e sviluppo economico.
In quell’occasione, ricorda Craxi, Tajani ha annunciato anche una missione imprenditoriale per sostenere la presenza delle aziende italiane in settori strategici come difesa, energia e spazio.
Ricerca scientifica e presenza operativa
Un ruolo centrale nella strategia italiana è affidato alla ricerca scientifica. Craxi sottolinea l’impegno del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha dato continuità al Programma di ricerche in Artico attraverso il piano triennale 2024-2026. Il programma si inserisce in un approccio definito “tri-polare”, che collega le attività di ricerca nell’Artico, nell’Antartide e sui ghiacciai.
A questo patrimonio scientifico si affiancano le capacità operative rappresentate dalla nave Laura Bassi dell’OGS e dalle campagne della Marina Militare nell’Alto Nord. Strumenti che, secondo Craxi, consentono all’Italia di disporre di competenze che pochi Paesi non artici possono vantare.
Il contributo italiano alla strategia europea
Per Craxi, il patrimonio italiano deve diventare un punto di riferimento per le istituzioni europee, chiamate a valorizzarlo e integrarlo nella propria strategia per l’Artico. Ricerca polare, industria spaziale, cantieristica e sicurezza marittima rappresentano gli ambiti nei quali Bruxelles intende investire e nei quali l’Italia può offrire un contributo significativo.
Particolare rilievo assume anche l’esperienza maturata nel Mediterraneo, dove è già operativo un hub per la protezione dei cavi, indicato da Craxi come un modello prezioso per la sicurezza delle infrastrutture strategiche.
“L’Artico è una frontiera comune”
La Presidente dei senatori di Forza Italia ribadisce infine che la sicurezza dell’Artico non riguarda esclusivamente i Paesi nordici, ma costituisce una responsabilità condivisa a livello europeo: «L’Artico non è una questione per i soli Paesi nordici. È una frontiera comune, e l’Italia ha tutti i titoli per contribuire a presidiarla, guardando a nord senza mai voltare le spalle a sud», conclude Craxi.





