I negozi di vicinato rappresentano un presidio di socialità e sicurezza urbana, con un ruolo che va oltre quello economico e contribuisce alla vitalità dei quartieri e alla qualità della vita delle comunità locali. È quanto emerge da un’indagine Censis-Confcommercio presentata a Bari, in occasione dell’evento ‘inCittà’, dalla quale risulta come la desertificazione commerciale indebolisca questa funzione, con le attività di prossimità ancora presenti sul mercato sempre più isolate e vulnerabili. Nonostante il calo rispetto al 2015, i furti negli esercizi commerciali risultano vicini ai livelli precedenti alla pandemia, con una diminuzione dell’1,4% tra il 2019 e il 2025, mentre le rapine hanno superato del 10,6% i valori registrati nel 2019. Nel 2025 un esercizio su dieci ha denunciato un furto e cinque su mille hanno segnalato una rapina.
Secondo la ricerca, il 95,7% degli italiani effettua acquisti nei negozi di prossimità e il 90,6% considera queste attività un elemento distintivo della società italiana, mentre l’85,9% sostiene che la presenza di esercizi e locali aperti contribuisca a una maggiore percezione di sicurezza.
Per l’83,2% degli intervistati la chiusura dei negozi favorisce il degrado urbano e l’85,8% ritiene importante poter contare, in caso di necessità, su commercianti, baristi e ristoratori.
Il rapporto evidenzia inoltre che l’87,3% dei cittadini si è rivolto almeno una volta a un negozio o a un pubblico esercizio per una necessità, dalla richiesta di informazioni, indicata nel 68,8% dei casi, alla segnalazione di comportamenti sospetti o potenzialmente pericolosi, che riguarda il 22%. Il 16,9% ha chiesto aiuto perché inseguito o minacciato, mentre il 15,8% si è rivolto a un’attività commerciale per contattare le forze dell’ordine dopo aver subito un reato.
La sicurezza influenza acquisti e consumi
La percezione della sicurezza incide anche sulle abitudini dei consumatori, tanto che il 72,4% degli italiani dichiara di effettuare acquisti soltanto nelle aree considerate sicure e il 61,4% valuta le condizioni della zona prima di scegliere un ristorante. L’indagine registra inoltre un aumento della preoccupazione per le condizioni dei quartieri, soprattutto nei centri urbani. Il 42,8% degli intervistati ritiene che la microcriminalità nella propria zona di residenza sia cresciuta, il 39% segnala un aumento dell’insicurezza e il 38,8% percepisce un peggioramento del degrado, con percentuali più elevate nei comuni che superano i 30mila abitanti.
Tra gli elementi che contribuiscono alla sicurezza di un quartiere, il 72% degli italiani indica una buona illuminazione pubblica, seguito dal 62,4% che attribuisce importanza alla presenza delle forze dell’ordine, mentre il 40,7% considera determinanti i negozi aperti e il 39,1% richiama il ruolo delle telecamere e dei sistemi di videosorveglianza. Per l’83,9% dei cittadini i commercianti contribuiscono già al decoro e alla sicurezza del territorio, mentre l’88,7% giudica fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni locali, forze dell’ordine e associazioni di categoria attraverso protocolli condivisi.
“Una città sicura è una città viva”
Per Patrizia Di Dio, Vicepresidente di Confcommercio con delega alle Politiche della Legalità, della Sicurezza e dell’Etica d’impresa, i risultati dell’indagine confermano l’importanza delle attività commerciali nella tenuta sociale dei territori: “Il commercio di prossimità non ha soltanto un valore economico, ma rappresenta anche un importante presidio di legalità, sicurezza e coesione sociale. La desertificazione commerciale non significa solo meno attività economiche, ma anche un peggioramento della qualità della vita nei territori”, afferma Di Dio, che richiama la necessità di una maggiore presenza dello Stato e di interventi efficaci per la prevenzione e il contrasto alla criminalità.





