Una taglia da 50 milioni di pesos, circa 787mila dollari, per arrivare all’arresto di Ronald “Bato” dela Rosa. Il palazzo presidenziale filippino ha difeso la decisione delle autorità di offrire la ricompensa per informazioni utili alla cattura del senatore, ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità legati alla sanguinosa “guerra alla droga” condotta durante la presidenza di Rodrigo Duterte.
Secondo la sottosegretaria alle Comunicazioni Claire Castro, la taglia rientra in una strategia operativa del ministero dell’Interno e della Polizia nazionale. Castro non ha chiarito se l’iniziativa sia stata ordinata o approvata direttamente dal presidente Ferdinand Marcos Jr, ma ha spiegato che fondi riservati e destinati all’intelligence possono essere utilizzati per operazioni di questo tipo, purché le autorità siano in grado di giustificarne l’impiego e documentarne i risultati.
Dela Rosa fu capo della polizia nazionale sotto Duterte, presidente dal 2016 al 2022, e uno dei principali protagonisti della controversa campagna antidroga. Il senatore ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in uccisioni illegali. Dopo mesi trascorsi nascosto, era ricomparso in maggio, quando aveva trovato rifugio per alcuni giorni all’interno del Senato. Di fronte all’ipotesi di un arresto imminente aveva chiesto aiuto ai propri sostenitori, riuscendo poi ad allontanarsi dall’edificio nelle prime ore del 14 maggio, al termine di ore particolarmente convulse.
La polizia gli ha concesso una settimana per consegnarsi, ma il governo ha precisato che la scadenza non fermerà le operazioni qualora Dela Rosa restasse latitante. Il suo avvocato Israelito Torreon contesta intanto la legittimità della ricompensa, sostenendo che le autorità dovrebbero prima esibire un mandato d’arresto emesso da un tribunale filippino. La caccia a uno dei volti simbolo dell’era Duterte assume così anche i contorni di un nuovo scontro politico e giudiziario nelle Filippine.





