Per migliaia di abitanti dell’Amazzonia brasiliana, raggiungere un seggio può significare navigare per giorni. Alla vigilia del ballottaggio presidenziale, le comunità indigene del remoto Vale do Javari temono che proprio le immense distanze e la mancanza di trasporti possano impedire a una parte degli elettori di esercitare il diritto di voto.
La decisione del tribunale
Il tribunale elettorale dello Stato di Amazonas ha respinto la richiesta di assistenza logistica presentata dall’Univaja, organizzazione che rappresenta le popolazioni indigene della regione. La decisione è stata motivata con i tempi troppo stretti, l’assenza di specifiche risorse economiche e le difficoltà di organizzare gli spostamenti in un territorio dove la diminuzione del livello dei fiumi rende la navigazione ancora più complicata.
La sfida tra Lula e Bolsonaro
Il problema assume un peso particolare in vista dello scontro per la presidenza tra Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro. Al primo turno Bolsonaro ha prevalso a Manaus, mentre Lula si è imposto in diversi comuni dell’interno, compresi quelli del Vale do Javari.
- In alcune comunità gli elettori vivono fino a 895 chilometri di distanza dal luogo in cui devono votare.
- Il viaggio in barca può richiedere dai tre ai cinque giorni e la siccità, con fiumi più bassi e banchi di sabbia, complica ulteriormente gli spostamenti.
- Persino urne elettroniche e personale elettorale devono essere trasportati in alcune località con aerei militari.
La questione ha mobilitato anche la Defensoria Pública e le amministrazioni locali. Il Comune di Atalaia do Norte ha annunciato un intervento per sostenere il trasporto degli elettori insieme all’Univaja, pur riconoscendo che la siccità potrebbe lasciare alcune comunità in difficoltà. Nel cuore della foresta, così, la sfida elettorale brasiliana assume una dimensione molto concreta: «prima ancora di scegliere un candidato, per molti cittadini bisogna riuscire a raggiungere l’urna».





