A pochi giorni dal ballottaggio presidenziale, il Brasile presenta un risultato che potrebbe influenzare non soltanto il dibattito politico interno, ma anche la lotta globale contro il cambiamento climatico.
I nuovi dati diffusi dal governo mostrano infatti una drastica riduzione della deforestazione sia nell’Amazzonia sia nel Cerrado, la vasta savana tropicale che copre buona parte del Paese.
Nel periodo compreso tra agosto 2025 e luglio 2026, la perdita di foresta amazzonica è diminuita di oltre il 40%, il calo più marcato da quando vengono effettuate rilevazioni satellitari. Anche nel Cerrado la tendenza è risultata positiva, con un arretramento significativo della distruzione degli habitat naturali.
I numeri arrivano mentre il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva si prepara ad affrontare il figlio del suo storico avversario politico, Jair Bolsonaro, in una sfida elettorale che vede proprio il futuro dell’Amazzonia tra i temi più discussi.
Quando Lula tornò al potere tre anni fa, aveva promesso di azzerare la deforestazione illegale entro il 2030, invertendo una tendenza che durante gli anni della presidenza Bolsonaro aveva registrato una forte accelerazione.
L’importanza globale della foresta
L’Amazzonia non è soltanto una questione brasiliana. La più grande foresta pluviale del pianeta svolge infatti un ruolo fondamentale nell’assorbimento dell’anidride carbonica e nella regolazione del clima terrestre. Inoltre ospita milioni di specie animali e vegetali, molte delle quali non esistono in nessun’altra parte del mondo.
Secondo gli esperti, il miglioramento registrato negli ultimi anni è stato favorito da controlli più rigorosi, da un monitoraggio ambientale rafforzato e dall’aumento delle sanzioni contro il disboscamento illegale. Le aree protette e i territori indigeni hanno beneficiato di una maggiore attenzione da parte delle autorità federali, contribuendo a rallentare l’avanzata delle attività illegali.
Resta ora da capire se questa tendenza verrà consolidata negli anni futuri. La sfida è complessa, perché la pressione esercitata dall’agricoltura, dall’allevamento e dalle attività estrattive continua a essere molto forte.





