“La guerra finirà molto, molto presto”. Donald Trump torna a ostentare fiducia sull’esito del conflitto con l’Iran, assicurando che Washington è al corrente di ogni mossa di Teheran. Intervenendo a un comizio al Dalton Municipal Airport, in Georgia, a sostegno dei candidati repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, il presidente americano ha dichiarato: “Sappiamo tutto quello che fanno. Sentiamo tutto quello che dicono”. Trump ha aggiunto di aver appena declassificato alcune informazioni riservate, ribadendo che gli Stati Uniti stanno ottenendo “ottimi risultati”, e che l’Iran “non avrà mai un’arma nucleare”.
Pasdaran, attacco alle petroliere
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei principali fronti della crisi. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana ha ribadito il divieto di transito per le navi di diverse nazionalità, minacciando conseguenze per chi viola le disposizioni di Teheran. “Il destino delle navi che non rispettano le norme iraniane sarà bruciare”, hanno avvertito i Pasdaran, secondo quanto riferito dall’agenzia Irna. La minaccia arriva dopo l’incendio di una superpetroliera che, secondo le autorità iraniane, avrebbe urtato una mina navale mentre tentava di attraversare lo stretto lungo una rotta non autorizzata.
Superpetroliera colpita
La nave trasportava oltre due milioni di barili di greggio. In un comunicato rilanciato dall’agenzia Tasnim, i Pasdaran hanno sostenuto che la petroliera avesse disattivato i sistemi di posizionamento e radar per effettuare manovre di inganno, con il sostegno delle forze armate statunitensi. Non è stata resa nota la bandiera dell’imbarcazione. Nelle ultime ore sono stati inoltre segnalati attacchi contro almeno altre due petroliere al largo delle coste saudite. Secondo l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto, dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, sono stati registrati 135 incidenti marittimi, 114 dei quali con danni alle navi, e 76 persone morte o ferite. Il traffico attraverso Hormuz rimane circa il 70% al di sotto dei livelli precedenti al conflitto.
L’intelligence iraniana dietro i raid Houthi
Il sostegno di Teheran avrebbe consentito agli Houthi di mettere a segno i loro attacchi più potenti e sofisticati contro l’Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti. Secondo fonti informate sui servizi segreti sauditi e dell’alleanza anti-Houthi, citate dal Wall Street Journal, l’Iran avrebbe fornito assistenza per il puntamento di droni e missili, oltre ad addestramento, intelligence e indicazioni tattiche. Sul fronte interno, i ribelli sostenuti da Teheran hanno accusato Riad di aver condotto raid aerei nella provincia di Dhamar, nello Yemen sudoccidentale. Secondo il ministero della Salute controllato dagli Houthi, i bombardamenti di venerdì avrebbero colpito alcune abitazioni nel villaggio di al-Ar, uccidendo tre bambini di 8 e 10 anni e ferendo oltre una dozzina di persone. L’Arabia Saudita non ha commentato immediatamente le accuse. Gli Houthi sostengono che, dalla ripresa dei combattimenti a settembre, almeno 124 persone siano state uccise nei territori sotto il loro controllo.





