Migliaia di persone sono scese in strada a Tunisi per protestare contro il presidente Kais Saied, dando vita a una delle più importanti manifestazioni degli ultimi anni nel Paese nordafricano. Al centro della protesta vi sono il deterioramento delle condizioni economiche, l’aumento del costo della vita e le crescenti preoccupazioni per lo stato delle libertà politiche e sindacali.
Il corteo, organizzato dall’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT), storica e influente organizzazione sindacale del Paese, ha visto la partecipazione di partiti di opposizione, associazioni della società civile e cittadini provenienti da differenti aree politiche. Lungo l’avenue Habib Bourguiba, tradizionale cuore delle mobilitazioni tunisine, si sono radunati avvocati, medici, giornalisti, disoccupati e attivisti, uniti dalla richiesta di cambiamenti politici ed economici.
Tra gli slogan esposti comparivano messaggi che collegavano direttamente le difficoltà economiche alla questione dei diritti civili. I manifestanti hanno chiesto il rilascio di esponenti critici nei confronti del governo e la fine delle limitazioni alle attività sindacali, denunciando quella che considerano una progressiva concentrazione del potere nelle mani del presidente.
Durante la manifestazione, i dirigenti sindacali hanno accusato le autorità di aver ridotto gli spazi di confronto democratico. In particolare, il segretario generale dell’UGTT ha sostenuto che il silenzio non sia più un’opzione di fronte alle difficoltà che attraversano il Paese, ribadendo il ruolo del sindacato come voce delle istanze sociali e dei lavoratori.
Negli ultimi anni la Tunisia ha dovuto affrontare inflazione, carenze di beni essenziali, difficoltà nei servizi pubblici, interruzioni nell’erogazione di acqua ed energia elettrica e problemi nell’approvvigionamento di medicinali. Una situazione che ha alimentato il malcontento di ampi settori della popolazione.
Saied, eletto con la promessa di superare le inefficienze del sistema politico precedente, nel 2021 sospese il Parlamento e destituì il governo, giustificando le proprie decisioni con la necessità di combattere corruzione e immobilismo istituzionale. Le riforme successive hanno ampliato i poteri presidenziali, ma continuano a dividere profondamente l’opinione pubblica tunisina.





