La scelta del prossimo segretario generale delle Nazioni Unite resta ancora lontana da una conclusione. L’ultima votazione informale svolta all’interno del Consiglio di Sicurezza ha infatti evidenziato come nessuno dei sette candidati in corsa sia riuscito a ottenere il sostegno di tutti e cinque i membri permanenti dell’organismo, ossia Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia, ciascuno dotato del potere di veto.
Il risultato mantiene aperto uno scenario di incertezza nella successione ad António Guterres, che dopo quasi dieci anni alla guida dell’ONU si avvia verso la conclusione del proprio mandato. La consultazione, pur non essendo vincolante, rappresenta un importante indicatore degli orientamenti politici all’interno del Consiglio di Sicurezza e contribuisce a misurare le possibilità effettive dei candidati.
Per la prima volta, la procedura ha utilizzato schede differenziate per distinguere le preferenze espresse dalle cinque grandi potenze rispetto a quelle degli altri membri del Consiglio. Questo sistema consente di individuare con maggiore chiarezza l’eventuale presenza di ostacoli provenienti da uno dei Paesi che possono bloccare la nomina.
I profili in corsa
Tra i nomi considerati più forti figurano Rebeca Grynspan, già vicepresidente della Costa Rica e attuale responsabile del commercio e dello sviluppo delle Nazioni Unite, Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e Carolyn Rodrigues Birkett, ambasciatrice della Guyana presso l’ONU. Tuttavia, anche questi candidati hanno ricevuto segnali di opposizione da parte di alcune delle potenze permanenti, impedendo loro di emergere come figure di consenso.
Nel dibattito pesa anche un altro elemento. Secondo la tradizione non scritta che guida l’alternanza geografica degli incarichi, questa volta spetterebbe all’America Latina esprimere il nuovo segretario generale. Allo stesso tempo cresce la pressione da parte di numerosi governi e organizzazioni internazionali affinché, per la prima volta nella storia dell’ONU, l’incarico venga affidato a una donna.





