L’Etiopia tenta di allontanarsi da una nuova spirale di violenza nel Tigray, la regione settentrionale che negli ultimi anni è stata teatro di uno dei conflitti più devastanti del continente africano. Il primo ministro Abiy Ahmed ha annunciato la formazione di un’amministrazione temporanea incaricata di ristabilire la stabilità e preparare elezioni entro sei mesi.
La decisione arriva dopo la ripresa degli scontri tra le forze governative e il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), il movimento che per decenni ha esercitato una forte influenza sulla politica etiope. Il ritorno delle ostilità ha riacceso i timori di una nuova guerra su larga scala, a pochi anni dalla conclusione del conflitto combattuto tra il 2020 e il 2022, che provocò centinaia di migliaia di vittime e una grave crisi umanitaria.
Secondo il governo di Addis Abeba, l’amministrazione provvisoria avrà il compito di creare le condizioni necessarie per consultazioni libere e trasparenti, oltre a coordinare la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate e favorire il rientro delle persone costrette ad abbandonare le proprie case. La situazione nel Tigray resta infatti estremamente fragile. Molte comunità stanno ancora pagando le conseguenze della guerra precedente, che aveva provocato carestie, distruzione diffusa e massicci spostamenti di popolazione. Centinaia di migliaia di persone vivono tuttora lontano dai propri villaggi, mentre la regione deve fare i conti anche con periodi di siccità che aggravano le difficoltà economiche e sociali.
I rapporti tra Etiopia ed Eritrea si sono deteriorati nuovamente. Il rischio è che l’instabilità possa estendersi all’intero Corno d’Africa, un’area già caratterizzata da crisi politiche, rivalità regionali e competizione geopolitica tra diversi attori. Nel suo messaggio, Abiy Ahmed ha sostenuto che la popolazione del Tigray ha bisogno di liberarsi definitivamente dal ciclo di guerre che negli ultimi anni ha impedito sviluppo economico e autogoverno stabile. L’obiettivo dichiarato è quello di sostituire il confronto armato con un percorso politico fondato sul voto.





