La nuova richiesta di cassa integrazione per l’ex Ilva prevede un aumento dei lavoratori coinvolti dagli attuali 4.450 fino a un massimo di 8.622. Lo rende noto Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil, che contesta la decisione anche alla luce degli scioperi e delle manifestazioni dell’ultima settimana. «Ieri in tarda serata abbiamo ricevuto la nuova istanza di cassa integrazione con numeri pressoché raddoppiati, dagli attuali 4.450 fino ad un massimo di 8.622 lavoratrici e lavoratori coinvolti», dichiara Scarpa in una nota.
Il rappresentante sindacale richiama le mobilitazioni degli ultimi giorni, organizzate per difendere l’occupazione, garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e le manutenzioni, oltre a ottenere un confronto sul futuro dell’ex Ilva e sulla decarbonizzazione: «I lavoratori hanno lottato con scioperi e manifestazioni, nell’ultima settimana per garantirsi il lavoro, la continuità produttiva degli stabilimenti e le manutenzioni e per aprire una vera discussione sul proprio futuro e per un ex Ilva decarbonizzata».
Secondo la Fiom-Cgil, la richiesta non recepisce i risultati delle mobilitazioni né rispetto al numero dei dipendenti interessati né alle modalità di ricorso alla cassa integrazione.
Gli incontri del 20 e 27 ottobre
Scarpa giudica la nuova istanza «inaccettabile sia nel merito sia rispetto ai tempi», considerati i prossimi appuntamenti istituzionali. Il 20 ottobre è previsto un incontro al ministero del Lavoro per discutere le misure straordinarie destinate ai lavoratori e chiedere modifiche al decreto del Consiglio dei ministri del 14 ottobre. Per il 27 ottobre, invece, è stato ottenuto un nuovo confronto a Palazzo Chigi, che il sindacato attribuisce alla mobilitazione dei dipendenti.
«In quelle sedi chiederemo conto ai commissari straordinari di queste scelte», annuncia Scarpa.
Il coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil ribadisce infine la posizione del sindacato, che risale all’esplosione dell’Altoforno 1 del maggio 2025. «È dall’esplosione dell’Altoforno 1 a maggio del 2025 che non accettiamo e non condividiamo più l’uso della cassa integrazione».





